Professione e attivismo sono due cose diverse.
Anche hobby e attivismo sono due cose diverse.

Le intersezioni tra le 3 sfere possono esserci, ma è importante non confondere le cose.

Conosco degli ingegneri che progettano impianti – a loro detta “ecologici” – per lo smaltimento dei rifiuti e la gestione/finalizzazione della raccolta differenziata.
Sono persone che, in un certo senso (non me vogliate, è solo un esempio), lavorano nel “settore dell’ecologia”.
Ma non sono “ecologisti”: per loro, l’ambito, è meramente oggetto professionale, non è attivismo.
Ben diverso è chi organizza eventi, manifestazioni, campagne di sensibilizzazione e/o di protesta, chi realizza un esercizio politico, culturale, sociale.

Se anche nell’ambito del Software Libero si facesse meno confusione tra l’attivismo (pratica e diffusione politica e culturale), e i tecnici facessero i tecnici consci di esserlo (leggi: installare sw libero o scrivere righe di codice coperte da GNU GPL non significa fare attivismo, ma semplicemente usare lo strumento che gli attivisti di FSF hanno creato per la tua libertà), molto probabilmente leggeremmo meno di litigi, di FUD, di sprechi inutili di risorse cerebrali.

Mi ricordo che qualcuno definiva banale la frase “la tua libertà finisce dove inizia quella degli altri“, però ricordo anche con affetto la frase di Lele “essere libero come lo è un bambino piccolo, anche di prendere e andare sotto un’automobile perchè non gli teniamo la mano, non sempre si rivela poi utile“.
Paragone azzeccato, soprattutto come istigazione a crescere.

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