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recensioni
Le radici della ‘ndrangheta – di Mario Andrigo, Lele Rozza
Jul 14th
Le radici della ‘ndrangheta
L’amico Lele e il suo amico Mario Andrigo hanno scritto davvero un buon libro sulla ‘ndrangheta.
Un’opera molto fluida e fruibile, la cui lettura scorre rapida – grazie a un’impostazione a brevi capitoli e poche note ma precise – e ci illustra fatti, aneddoti, cronache giudiziarie, racconti legati assieme da una spiegazione sociale e culturale del fenomeno criminale nato in Calabria e ramificatosi nel mondo.
E’ una narrazione della ‘ndrangheta così come andrebbe letta nelle scuole, secondo me, perché evidenzia che senza un vero e profondo cambiamento culturale – non solo dei calabresi, ma di chiunque ceda alla scorciatoia della via illegale per la risoluzione di una difficoltà – nella società, magistratura e forze dell’ordine non riusciranno mai a estirpare fino in fondo tale “onorata società”.
basterds
Oct 6th
è un film “notevole“, non sarà da oscar ma
è tarantino, ma è anche un tentativo originale di riscrivere un pezzetto di storia
visto in lingua originale (coi sottotitoli in italiano), poi, significa vedere un film con 3/4 lingue muoversi come nella realtà, in un interpretato molto realistico e spesso adrenalinico
difficilmente mi è capitato di vedere qualcosa a cavallo tra una favoletta verosimile e un film dove le emozioni ti avvolgano così
un gran bel prodotto finito, imho
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cineLatest
May 19th
tre cose ho visto, dopo tante settimane di astinenza dal cinema, una così così, l’altra di nicchia, e l’ultima un’americanata senza capo nè coda
san valentino di sangue 3d
film “splatter” un po’ prevedibile e un po’ all’acqua di rose, alla fine l’unica cosa che noti sono gli effetti 3d (splatter) attraverso gli occhialini
star trek – il futuro ha inizio
una chicca per nostalgici, forse nulla di trascendentale o di epocale, ma non è solo una collezione di citazioni
è qualcosa che per gli appassionati del genere costituisce un massaggino romantico al cuore
angeli e demoni
se con il codice da vinci dal cinema uscivi esclamando “che americanata!“, con questo aggiungi che “… che solenne cavolata!”
certo, il marketing, la curiosità e forse la noia hanno spinto contro l’intuito personale, ma certo prima di stroncarlo era necessario vederlo
imbarazzante.
quarto jones
May 27th
se accetti in un film la commistione tra storia, archeologia e fantascienza (stando anche al gioco di prendere in prestito una leggenda, quella dei teschi di cristallo in territorio maya)
se, come me, sei cresciuto con george lucas e tutte le sue produzioni (e alla sua ironia un po’ kitsch americana)
se sei affezionato a quel giovane vecchietto harrison ford
se poi lo vedi in sala energia dell’arcadia di melzo
allora sì, direi che l’ultimo indiana jones lo gradirai
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di american gangster
Feb 4th
da Pensieri… parole… senza omissioni: un blog sul cinema e i viaggi, film e turismo: AMERICAN GANGSTER
“American gangster” inizia in modo lento, dilungandosi eccessivamente nella presentazione dei personaggi e in alcune vicende che potevano essere trattate in maniera più marginale, ma quando stanno per iniziare i primi sbadigli, per fortuna prende quota e entusiasma, quando le pedine in gioco sono ormai tutte piazzate, soprattutto grazie confronto tra i due personaggi che in modo parallelo avanzano nelle loro azioni pur senza incrociarsi mai durante il film, se non nella sua parte finale (come accadeva tra Hanna e McCauley nel film “The Heat”).
Mi consola non esser stato l’unico a definirlo un gran bel polpettone LENTO, sicuramente qualcosa di ben confezionato dal punto di vista della fotografia, del casting e della recitazione (splendida quella di Denzel Washington), ma certamente assai criticabile nella scelta di aver sbilanciato il ritmo della sceneggiatura così tanto, opponendo un primo tempo lunghissimo e lentissimo, a un secondo tempo breve e più intenso.
Erano a un passo da un grande film, ma hanno purtroppo sfumato l’occasione.











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