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c’è chi dà i numeri

da un articolo di Giuseppe d’Avanzo, in merito alla padania e all’uomo padano…:

I numeri che si raccolgono in questo territorio sono impressionanti.
Quattro milioni e mezzo di abitanti (e “produttori”, “utenti”, “clienti”). Tre milioni e 100 mila autoveicoli in coda perenne, privi di infrastrutture strategiche: “la strada che non c’è”, la Pedemontana lombarda, verrà – se verrà – non prima del 2015 come la Brescia/Bergamo/Milano e il raddoppio della Milano-Brescia. 475 mila imprese. Dieci punti di prodotto interno lordo.

Cinque distretti industriali. Mobile. Seta. Tessile. Metalmeccanico. Agroalimentare. Informatica.
Telecomunicazioni. Un milione e 600 mila posti di lavoro. Un serpente ininterrotto di capannoni, megastore specializzati, discoteche, ipermercati, villette con giardino. Una “città infinita” dove spontaneamente si sperimentano, senza i principi ordinatori della politica, alchimie sociali che riscrivono, con mobilità, rapidità, cinismo, individualismo, i codici dell’esistenza e del vivere quotidiano. Una “fabbrica orizzontale”, a cielo aperto e senza mura, lunga cento chilometri, frammentata in un pulviscolo di medie e piccole imprese, lavoro artigiano, lavoro sommerso, lavoro nero, lavoro in affitto dove si concentra e sovrappone “il massimo di innovazione e il massimo di mediocrità” e dovunque “capitalisti personali” che chiedono – spiega ancora Aldo Bonomi – “un’affermazione soggettiva, la possibilità di rendere vincente un’idea, un progetto, la propria personale realizzazione in un gioco che mette in discussione la stessa soggettività delle persone, i loro interessi, ma anche i loro gusti, preferenze, perfino i loro affetti e passioni”.

E’ in questo caos lavico che gli amministratori della Lega Nord hanno costruito il loro sorprendente successo e conviene chiedersene il perché senza lasciarsi lusingare soltanto dalla ragione più elementare della “protesta”, dei borbottii della “pancia”, del rancore localistico, della sindrome della paura liquida. Che sembra spiegare tutto e, poco o troppo poco, spiega.

nuce

come un faro, sei
luna imperfetta in questa mia notte
filtri attraverso le persiane
come un visitatore insistente
questa notte vuoi esser mia ospite
nonostante io voglia chiudere
gli occhi e non guardarti più
come un faro penetrante, sei
luna pannosa in questa mia notte
come se io potessi ora
dormire con te sulla fronte posata
o ammirarti riflessa sul cuscino accanto
pallido pianeta piantala
di tenermi sveglio
lasciami dunque riposare

due righe

tra due righe
si formano i tuoi occhi
si muove la tua schiena
si flettono i tuoi polpacci
si schiera il tuo sorriso

in due righe
non riesco a spiegare
ciò che è dentro e
illumina il mio cuore

per due righe
di un solo tuo disegno
farei mille sogni
di pace e di luce
per ogni giornata grigia

due righe ancora
e sono già pronto a sognarti