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Le radici della ‘ndrangheta – di Mario Andrigo, Lele Rozza
Jul 14th
Le radici della ‘ndrangheta
L’amico Lele e il suo amico Mario Andrigo hanno scritto davvero un buon libro sulla ‘ndrangheta.
Un’opera molto fluida e fruibile, la cui lettura scorre rapida – grazie a un’impostazione a brevi capitoli e poche note ma precise – e ci illustra fatti, aneddoti, cronache giudiziarie, racconti legati assieme da una spiegazione sociale e culturale del fenomeno criminale nato in Calabria e ramificatosi nel mondo.
E’ una narrazione della ‘ndrangheta così come andrebbe letta nelle scuole, secondo me, perché evidenzia che senza un vero e profondo cambiamento culturale – non solo dei calabresi, ma di chiunque ceda alla scorciatoia della via illegale per la risoluzione di una difficoltà – nella società, magistratura e forze dell’ordine non riusciranno mai a estirpare fino in fondo tale “onorata società”.
della LeleVisione
Jun 24th
un caro amico si è sposato, uno va in giro per il mondo, un altro sta avendo il primo figlio, un altro ancora fa un po’ la vita che faccio io ;)
poi c’è lele :) (la lista dei personaggi è parziale ovviamente è non in ordine di alcuna priorità)
e non mi riferisco a una blogstar che molti leggono e conoscono, ma a una persona che non smette mai di sorprendermi e, a volte, disorientarmi
e ammetto che il disorientamento è tutto frutto del mio assetto abitudinario, del mio approccio ormai conformato e spesso forse conformista, plasmato della realtà che mi circonda e sulla quale ormai ho poca voglia, purtroppo, di andare come una volta a guardarne in profondità
pure ammetto che, chiedere e confrontarmi con lele, non mi serve tanto per sapere cosa sia giusto o cosa sia sbagliato in termini assoluti, quanto piuttosto a identificare un altro punto di vista, un grado di approfondimento al 99% più esperto del mio, a cercare quella visione delle cose e delle persone che appunto io non avevo percepito
ripercorrendo gli anni all’indietro, fino alla prima volta che lo incontrai di persona (durante un evento allo IULM nel 2004), ricordo che feci fatica a capire ciò che diceva e a fidarmi completamente di lui; ciò per il modo di parlare e di interpretare le stesse cose che vedevamo Valerio e io, in prospettive decisamente diverse, pur condividendo lo scopo e il percorso
conoscendolo meglio, in un momento successivo, mi colpì il suo attaccamento alla famiglia e ancora di più la manifestazione di tali legami: più volte mi è capitato di conoscere persone che, svolgendo un’attività che li costringeva a viaggiare spesso, finivano con il rimanere “distanti” emotivamente dalla famiglia; lele no, è calamitato da essa, non se ne allontana mai, pur essendo sempre in giro
per quel poco che so e capita di leggere o interessarmi, ho espresso curiosità, opinioni, idee che riguardino la politica o una scelta politica
lele spesso mi ha fatto capire, con concetti che non sempre condivido, che spesso e volentieri i politici più conosciuti, spogliati della comunicazione, si rivelano dei politicanti di poche prospettive
e che anche l’entusiasmo amplificato, a volte un po’ forcaiolo, di grillismi e stellismi, produce più rumore che idee e soluzioni
riassume il tutto in questo post, una summa, una vera e propria chiave di lettura per un approfondimento, forse parziale, ma certamente un lato che è, di fatto, la succitata LeleVisione™ (termine non coniato da me, non ricordo la fonte)
l’altra sera a bergamo, parlando di welfare, è emersa l’idea di un sistema di ammortizzatori sociali che vada oltre il dibattito sui meri contratti (cosa di cui scrissi qui un mio punto di vista); anche in questo caso ho avuto modo di ascoltare qualcosa di diverso, qualcosa che andava oltre un anacronistico dibattito in cui precarietà e flessibilità fossero sinonimi; il punto di partenza è che il mercato del lavoro è questo e la flessibilità è un’esigenza per le aziende perchè è richiesta dalle stesse dinamiche di mercato; la precarietà semmai non è da identificare nell’assenza di un contratto a tempo indeterminato, quanto piuttosto nell’assenza di tutele che garantiscano una dignitosa condizione sociale ed economica nei momenti di transizione tra una fase e un’altra di lavoro
grazie,
di fatto, sei anche per me un lavoratore della conoscenza :)












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