Centri commerciali

Stamattina al Centro Commerciale Gotico ho visto dei gruppi di genitori organizzati che nel corridoio hanno smistato i bimbi a relative feste di carnevale.
Nella fine settimana, oltre alla consueta ressa di coloro che “fanno la spesa”, c’è ormai un mondo di eterogeneo di situazioni di incontro che hanno sostituito oratori, centri d’incontro e altre occasioni sociali. Succede da tanti anni, non me ne accorgo ora, certo.
Nessun giudizio, positivo o negativo, mi astengo.

Il contesto è quello di un centro che porta persone per spendere soldi, non certo quello di un agorà.
Eppure mi sento di dire che è troppo tardi per fare i pipponi morali sul far rivivere la socialità nei centri abitati, perché le modalità dell’incontro e i percorsi dell’acquisto (di necessità e del superfluo) non sono nettamente distinte: quindi se vuoi spingere per un commercio alternativo alla grande distribuzione devi partire da lontano, dalla riorganizzazione del lavoro nella società, rendendo più flessibili gli orari e permettendo alle persone di riacquistare una dimensione sociale fuori dall’isteria di un mondo compresso e portato a un’inutile rapidità.

Altrimenti con buona pace di nostalgici, veterocomunisti e piccoli commercianti, devi gioire anche se al centro commerciale ti trovi occasioni di gioco, di festa, di musica, perché è sempre meglio di niente.

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