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Nice


Il confronto tra la normalità di questa scena, e la follia di stanotte. Una città che adoriamo, mia moglie e io. Una città che è qui, poco distante dai nostri confini, non è un deserto da bombardare o una metropoli di cui abbattere i grattacieli simbolo. È la follia che si avvicina alla normalità anche nostra, dove nostra non è in chiave nazionale, ma è proprio a pochi gradi di separazione da me, sempre meno.

Prendersela con una religione o una razza è il comodo e rassicurante esercizio già in pratica delle menti a corto raggio.

Aspettiamo ancora di essere protetti da un’entità superiore, da uno stato, da una intelligence…? La sicurezza totale non esiste, ci diciamo, quindi ci arrendiamo di fronte allo sgretolamento della normalità a cura di invasati suicidi?

Cambiano le modalità degli attacchi e siamo sempre impreparati, vulnerabili. Non siamo in una guerra formale, eppure la morte violenta ci tocca sempre più da vicino. E chissà se la prossima volta non sarà in Italia, ormai è troppo tempo che ci viene detto e non accade. Il punto è che non abbiamo ancora capito un cazzo, me compreso, e magari dovremmo capire cosa spinge delle persone come noi, non dei militari o dei mercenari di chissà chi, a uccidere e uccidersi in questo modo. Mica banale.

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sosta di emergenza

Codice della strada – Art. 157 – comma 1:

d) per sosta di emergenza si intende l’interruzione della marcia nel caso in cui il veicolo e’
inutilizzabile per avaria ovvero deve arrestarsi per malessere fisico del conducente o di un
passeggero
.

i gendarmi francesi che ci comminarono una sanzione di trentasei euro per fermata impropria in area di emergenza (un conducente stava male e lasciava il posto di guida all’altro passeggero) sostenevano che tali aree si usano solo ed esclusivamente per avaria al veicolo e non per malori al conducente, aggiungendo e in italia non è la stessa cosa?!? sarà lo stesso no?!?

Ecco, NO.

Anche perché la vedo dura, che un conducente che sta per svenire possa arrivare alla più vicina area di servizio o casello.

fermi alla superficie

l’equazione della paura di bush e dell’america repubblicana, che tanto ha avuto successo anche in europa, è islam=terrorismo

quindi era scontato che la possibile apertura di una moschea nei pressi di ground zero destasse sdegno repubblicano, nonostante la benedizione dello stesso sindaco bloomberg

l’equazione francese di sarkozy, simile al provincialismo leghista, recita immigrati=criminalità

a farne le spese sono i rom, popolo tristemente abituato a fare da primo capro espiatorio per tutti i regimi che fanno leva sulle paure nei tempi cupi

Quante automobili servono?

potrà essere una domanda ingenua, ma me la pongo sempre… di quante automobili nuove abbiamo ancora bisogno, in europa?
quante ne dobbiamo ancora costruire?

a sentir parlare di prestiti alle case automobilistiche perfino in francia, mi chiedo se questa protezione di un settore sia da osservare solo nell’immediato come misura di difesa di tanti posti di lavoro, o se sia la continuazione di una strategia miope…?

pensare a una mobilità diversa, delle persone e delle merci, e a un conseguente finanziamento di questa trasformazione di mercato e di infrastrutture, non significherebbe investire sul lavoro del futuro?

carrellata

Carnac

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Brest

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Angers

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Nantes

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Mont Saint Michel

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Dinan

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Bordeaux

bordeaux

del ritorno

siamo tornati per una via decisamente lunga, ma sfiziosa

da rennes, via nantes, bordeaux, tolouse, montpellier, nice, ventimiglia…

qualcosa di rovinoso, per il guidatore, godibile, per lo spettatore

dal freddo e grigio cielo di bretagna, si avverte lo stacco, il cambio di clima, sia in termini meteorologici che in odori, facce, colori, entrando in bordeaux per darle un’occhiata

poi si macinano chilometri come sassolini, flussi di autostrade interrotte a ogni città: un sistema assurdo, privo di raccordi e reali tangenziali cittadine (esistono le “rocade” ma sono anelli di devastante perdizione)

dopo tolosa si assaggiano piccoli pirenei e si intravede mistica carcassonne, cartolina del medioevo

poi si tocca la provenza, e gli occhi cominciano a bruciare

tagliare fuori marsiglia e proseguire oltre nizza fino al confine è la mazzata finale

era un viaggio che meritava un break programmato, ma un appuntamento italiano spostato di un giorno ci ha costretto a concentrare i tempi

è stata una vacanza itinerante decisamente intensa, le immagini, le parole, i volti, le canzoni, i cibi e le figuracce del nostro maccheronico francese al quale correva in soccorso l’inglese; tutto è fermo lì, condensato in un’emozione lunga dieci giorni