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Storia e storie

Le Storia, il mainstream da raccontare sui libri, e le storie di noi puntini.

Decine di anni fa si sognava il futuro affascinati dall’idea di una cosiddetta intelligenza artificiale.

Ora c’è, e ci spaventa, ci trova impreparati e goffamente inadatti a convivere con il pensiero di poter cambiare la società un’altra volta, dopo le cosiddette rivoluzioni industriali.

Prima i call center erano considerati luoghi di sfruttamento di persone con un basso potere contrattuale nel mondo del lavoro, ora che bot e intelligenza artificiale diventano i nuovi operatori di call center, ahia, questi ultimi diventano magicamente un meraviglioso e indispendabile serbatoio di posti di lavoro.

Cambi

Febbraio 2012 mese di cambi.

Casa e Lavoro.
Dopo 5 anni a Fombio, si torna a San Rocco al Porto.
Dopo 11 anni di Zucchetti, si va a Milano, in una ditta giovane, più piccola ma più interessante e vivace.
Un po’ più di sacrificio dunque, ma l’aspettativa di qualcosa di più, anzi molto più di qualcosa. E’ questa la linea che accomuna i due cambi, neanche a farlo apposta contemporanei, neanche a farlo apposta uno finanzia l’altro.

Flessibilità in uscita

La flessibilità in uscita
Far saltare l’articolo 18, o “licenziare facile”…
Da qualunque parte la si guardi, penso che sia pericoloso affrontare un tema così complesso e delicato – Il Lavoro – con degli annunci spot che all’atto pratico destabilizzano soltanto.

“Libertà di licenziare per motivi economici” – come reciterebbe la lettera alla UE – è realmente uno strumento per dare maggiori possibilità ai datori di lavoro di “far uscire dall’azienda gli individui che non si sono inseriti nel meccanismo produttivo” o è la via per operare più facilmente grandi tagli?
Quali conseguenze sociali e ricadute economiche potrebbe avere una mossa del genere?

Lo squilibrio tra flessibilità in ingresso e in uscita sono enormi, e mostrano come sia zoppa la riforma Treu/Biagi fin qui attuata.
Imprese che mascherano il rapporto dipendente con contratti a tempo determinato, cocopro, e collaborazioni a partita iva, sfruttando il fatto che costi meno di un tempo indeterminato, cosa esattamente contraria alla logica: vuoi una cosa più comoda e flessibile per te? La paghi di più!

Sorriso amaro anche quando penso che tutti associno alla flessibilità in uscita solo la possibilità di licenziare… approccio quanto meno miope, visto che se io volessi ora cambiare ditta, dovrei rispettare da contratto 90 giorni di preavviso, e non è proprio una caratteristica di flessibilità far aspettare una ditta 3 mesi prima di potermi assumere.

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Libertà di licenziamento e vendita del paese. Ecco il loro «sviluppo»

Il lavoro mobilita l’uomo « Associazione culturale Adelante!

Pubblicizzo l’evento, stasera si parte con Tito Boeri, a Lodi…

Da Il lavoro mobilita l’uomo – rassegna stampa 1 « Associazione culturale Adelante!.

Si inizia lunedì 11 aprile con Tito Boeri “Contro i giovani – Come evitare che il Paese tradisca le nuove generazioni: lavoro e nuovo welfare per dare futuro all’Italia”

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Grazie a Michele

Multinazionale o molto provinciale?

Che un imprenditore sia libero di scegliere dove tenere le proprie fabbriche secondo i suoi interessi, non ci piove.
Che abbia poi una responsabilita’ sociale proporzionale al numero dei dipendenti che impiega, e’ altrettanto palese.

Nel confronto delle parti, in cui una parte dovrebbe essere il sindacato (che si deve essere smarrito in qualche anacronistica lotta di classe), ci manca il mediatore: il governo.
Realmente assente visto che non si espone mai troppo nel rappresentare una parte o l’altra.

E’ il governo degli imprenditori o dei lavoratori?

le fabbriche e l'occupazione del lodigiano

da “In 50 anni hanno chiuso cento fabbriche” (il giorno):

SONO 10.500, secondo una stima della Cgil, i posti di lavoro persi nel comparto chimico-tessile-energetico (oggi racchiuso nella sigla Filctem-Cgil) dal 1960 a oggi. E di 107 fabbriche attive all’epoca ne sono rimaste in vita 4, tutte in crisi. L’Avagolf (circa da 350 agli odierni 50 addetti) di San Colombano e Felisi (da 200 a 20) di Codogno (entrambe nel tessile), Lever Gibbs (da 1360 a 310 posti) di Casale (detergenza) e la Soc. Elettrochimica Solfuri (da 350 a 40 addetti) di Tavazzano (chimica).
Certo, non è tutto ciò che rimane nel territorio: oggi chimica (da sola conta oltre 3mila addetti), energia e tessile (entrambe con circa 500 addetti) impegnano ancora oltre 4mila lavoratori in 66 stabilimenti. Ma, quello che insieme alla meccanica è stato uno dei settori trainanti del territorio, ne esce molto ridimensionato.

SE NELL’AGRICOLTURA sono state le macchine a soppiantare i braccianti, un processo diverso ha interessato chimica-tessile-energia: «Con la globalizzazione il mondo del lavoro è passato in mano alla finanza — spiega Francesco Cisarri, segretario della Filctem-Cgil, a margine del convegno “C’era una volta” che ha preso vita ieri pomeriggio nella sede di Via Lodivecchio e che proseguirà, con altri interventi, stamattina —. Basta una lieve flessione nel puro guadagno e si chiude, gli operai che hanno prodotto quel reddito non contano. La Schering è un caso emblematico: non c’è crisi, l’impresa produce utili ma a livello mondiale si decide, sulla carta, di chiudere. In questo caso a intervenire deve essere la politica: l’84% del fatturato della Schering è pagato, con l’acquisto di farmaci, dal Servizio sanitario nazionale. Il Governo dovrebbe imporre che si produca qui, e non altrove, ciò che si acquista. Sul piano prettamente sindacale è invece fondamentale che si guardi con attenzione ai bisogni dei lavoratori di oggi, che sono gli stessi di quelli emersi nel Dopoguerra: dalle tutele essenziali sul lavoro all’urgenza di avere una casa. Bisogni che oggi toccano soprattutto gli extracomunitari come, nel Dopoguerra, riguardarono gli immigrati del sud. Il problema è che il grido d’allarme, sul piano politico come sindacale, non è mai all’unisono. Per questo serve un confronto».

La politica deve ragionare e agire soprattutto nel momento in cui ci sono dei soldi pubblici investiti per l’occupazione in aziende che poi a tendere chiuderanno per spostare la produzione in aree dove i costi sono inferiori.
Non in coercizione sulle aziende, ma nell’ottica della salvaguardia dei soldi investiti, in un arco temporale minimo.

lavoro vs. lavoro

i partiti politici si indignano per la scelta della fiat di voler produrre la nuova monovolume in serbia e non a mirafiori

una certa fette di media ricalca le parole di marchionne e addebita queste scelte a una giusta rappresaglia nei confronti di un sindacato italiano che certo anacronistico (eufemismo) lo è

ci sono gli operai della fiat che si incazzano, si definiscono carne da macello (vedi link qui sotto)

c’è la possibilità che all’interno del pd, grazie a pietro ichino, si possa ragionare realmente su quello che è il mercato del lavoro oggi, certo non più fatto di posti fissi, ma di tanta difficoltà a uscire dal precariato, per chi esce da scuola o per chi esce dal mercato del lavoro magari a cinquant’anni

in mezzo a questa frattura, cosa offre la politica del governo italiano?

il lavoro prima di tutto!

ne parliamo stasera a codogno… IL LAVORO PRIMA DI TUTTO – PROPOSTE. PROGETTI. IDEE contro la crisi

[lodigiano per marino] appuntamenti di oggi e domani

Stasera, alle 21, “Serata Ambiente” presso la sede del Pd in via Gandini, interverranno Stefano Pareglio, docente di economia e politica ambientale presso l’Università Cattolica, Sergio Cannavò, vice presidente di Legambiente Lombardia, Edoardo Galatola, ingegnere nucleare e imprenditore; Michele Merola, componente del comitato, modererà la tavola rotonda.

Domani, alle 21 presso “Il Centro” Via della Pace di Lodi Vecchio, l’incontro «UNA PRIORITA’ ASSOLUTA: PIU’ SICUREZZA SUL LAVORO
Intervengono: Cosimo Tortiello, Segretario Generale della Filca-Cisl di Lodi; Giuseppe Stoppini, Funzione pubblica CGIL; Edoardo Galatola, imprenditore, esperto sicurezza sul lavoro. Modera: Francesco Ditta, Comitato Lodigiano per Marino.

Cosa ne pensi?

Cosa ne pensi dello sciopero generale di oggi indetto dalla sola CGIL?
Dimostrazione meramente politica o segnale vero?
Servirà a qualcosa, uno sciopero generalista di questo tipo, indetto “contro la crisi e l’inadeguatezza delle misure del governo per superarla”?
Io non saprei, penso che comunque alla base di tutto ci sia un forte vuoto politico, sia da parte del governo che (forse ancor di più) dell’opposizione, vuoto che si manifesta nell’assenza di risposte efficaci e strutturali a un periodo di crisi.
Sembra che “governo-luce” e “governo-ombra” siano decisamente allineati sulla strategia del “ammainiamo le vele, rinchiudiamoci sottocoperta e aspettiamo che passi la tempesta”.

dei Contrasti

E’ amaro a volte scontrarsi con delle persone care su cose che hanno solo apparentemente il pretesto di una discussione politica.

E’ amaro, perchè quando senti scivolare un ragionamento sul pregiudizio ti fa male, ti manca la terra sotto i piedi, pensi “no, non è possibile“.

Infatti non può essere possibile confondere i pregiudizi (leggi: diffidenza e intolleranza) e i problemi, all’alba del 2009, non si può più.

Identificare una categoria di persone come “il problema” è la più pericolosa e facile semplificazione in cui si possa cadere. Salvo poi toccare con mano, quando capita, che dentro a quel “recinto” – caspita – ci sono persone esattamente uguali a quelle fuori dal recinto, con i problemi, i difetti, le difficoltà e le virtù e, soprattutto, caratteri e culture diverse che li pongono ad affrontare la vita in modo diverso.

Voler parlare di immigrazione, di regole per ottenere il permesso di soggiorno, di basi per una convivenza civile di chi si sente padrone di casa e del cosidetto “ospite” (più o meno indesiderato), e sentire finire sempre con la solita liturgia del “dovrebbero starsene a casa loro” oppure “chiudiamo le frontiere e basta“, è un insulto all’intelligenza e soprattutto un voler semplificare una realtà che non ci può vedere padroni di casa col fucile in mano.

Concludere che gli immigrati extra-comunitari sono il cancro di questa società, che rappresentino impoverimento culturale, siano la criminalità, siano l’evasione fiscale, è un bel modo di far finta che gli italiani non abbiano per primi questi problemi. Gli italiani che da soli non sanno e probabilmente non hanno ancora manifestato la volontà sociale e politica di sconfiggere l’evasione fiscale – la richiesta standard al commercialista, da Aosta a Lampedusa, è “mi faccia pagare meno tasse possibili” e si sa quali siano i metodi – sono certamente di più, numericamente parlando, degli extra-comunitari che raggirano il fisco e l’inps. Qual è dunque il problema?

E’ il fatto che in Italia non vengano affrontati con sufficiente efficacia i problemi, o che siano arrivate persone diverse che “non piacciono”, a fare le stesse cose che facciamo noi italiani?

banna che ti passa

sull’onda probabilmente delle poste italiane, dalle quali sono state imitate tante IT-deficienze come i worm che intasarono la rete interna, anche qui nel feudo i social-cosi come facebook e myspace sono stati “oscurati”

all’inizio ho colto il fatto con ilarità

poi, ragionandoci, si arriva alla triste conclusione che se l’unico modo che ha un’azienda di controllare e misurare il lavoro e la produttività è questo, il medioevo è proprio la collocazione storico-culturale appropriata

FBI: FaceBookInhibition

del precariato e di una nuova idea di welfare

da Sorci Verdi (grazie a Marcello Saponaro), il video della trasmissione registrata, frutto dell’incontro-discussione del 19 giugno al caffè letterario di bergamo:

primoverno 19

Questo nostro vento, un po’ maggiolino negli odori e nelle temperature, che richiama i cicloni del nord-europa… 19°C alle ore 19 del 19 gennaio…

Segnali di un’inquietante accelerazione, nella mutazione climatica; non seguiti da altrettanta attenzione dalla popolazione, che si limita a registrare cinicamente, come un pennino che traccia un grafo sulla carta, di un rullo che parla di un clima impazzito, di gente inerme e addormentata da un finto benessere e dalla frenesia di consumare, bruciare, ignorare.

Oggi ero a casa dal lavoro, a causa della festa patronale, del feudo lodigiano.

Tanti piccoli interventi di ordine e manutenzione di casa e di vita.

Sarebbe decisamente rilevante, e mi aggancio (in piena sintonia) a questo post di Roberto, per chi fa un lavoro come il mio, fare il telelavoro.
L’azienda per cui lavoro ha gli strumenti, la banda, le attrezzature, il software, per attuare questa possibilità.
Il contratto nazionale degli informatici – un contratto “trasversale” siglato dalle varie rappresentanze di categoria e di contratti, ed estende i CCNL dei vari settori (tipicamente Commercio o Metalmeccanici) – già prevede e descrive modalità e tariffe minime per telelavoro, assistenza da remoto, reperibilità… basta applicarle.
Ma è una questione (sub)culturale, c’è ben poco da fare.

il sabato piu` lungo

terribile week-end di coercizione feudale, con un sabato ad altissima compressione temporale… il padrone che fa visita, gli strumenti del maniscalco inadeguati e la fucina troppo fredda per lavorare lo sporco ferro, l’emicraura che andava a braccetto col risottino giallo consumato nella bottega dal fetido clima, tanto che ho dovuto andare a fare un giro per cambiare aria e riposare le tensioni

per fortuna, il sabato più lungo, si è concluso con una delle serate più divertenti e animate che ricordi ultimamente, passata al rockin’rho con gli amici del milug: le mie foto e quelle di Raval

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some pics:

 bargnu rockin'rho a coffee by sbarrax