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Prossima Lodi

PF LODI docs.google.com 2011-11-16 9-20-6E’ nata stamattina la cellula lodigiana dei civatiani

Paolo ne dà il lieto annuncio:

Civati sarà a Lodi mercoledì 30 novembre (presso il teatro Informagiovani, via Paolo Gorini n. 21)  per il lancio di Prossima Lodi.  La serata si pone l’obiettivo di rompere gli schemi del classico dibattito, favorendo il confronto diretto tra i tutti i partecipanti, come nello spirito di tutte le iniziative promosse da Prossima Italia.

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Tra le iniziative proposte, abbiamo presentato quella chiamata “Prima gli Elettori”. Trovare il materiale sull’iniziativa QUI. In breve, raccogliamo firme per una petizione che, a prescindere dal tipo di legge elettorale che sarà attuale durante le prossime elezioni, il Partito Democratico si impegni a convocare elezioni primarie libere e aperte per la scelta dei candidati alla Camera ed al Senato. Parlamentari scelti come i sindaci. Questo crediamo sia lo spirito per superare la crisi della politica e della democrazia alla quale siamo purtroppo abituati da 17 anni.

Presto faremo conoscere tutte le nostre iniziative. Nel frattempo, se volete rimanere aggiornati, il nostro blog lo trovate QUI e ovviamente ci trovate anche su Facebook.

È nato il blog “Osservatorio sul Lodigiano” per la legalità

Cito “È nato il blog “Osservatorio sul Lodigiano” per la legalità su Briciole caotiche:

È nato il blog “Osservatorio sul Lodigiano” che vuole raccogliere notizie e riflessioni sugli episodi di illegalità nel Lodigiano per promuovere la cultura della legalità.
Lo segnalo non solo perché gli amici del “Coordinamento Legalità e Responsabilità del lodigiano” sono bravi e fanno un ottimo lavoro, ma perché mi sembra davvero un’ottima idea creare un luogo virtuale dover raccogliere e fare memoria di quanto accade nel nostro territorio. Gli episodi inquietanti (infiltrazioni mafiose, arresti di ‘ndrangheta, incendi sospetti…) si stanno susseguendo quasi quotidianamente nel nostro territorio ed quindi davvero utile darne rilevanza e tenerne traccia. Per contrastarli e fare memoria appunto.

Anche perché ancora fino a non molto tempo fa c’era chi sosteneva che da noi la mafia non esistee forse lo pensa ancora qualcuno.

Lo slogan del blog è questo: “Uno spazio per condividere informazioni, opinioni, riflessioni, idee su ciò che accade quotidianamente sotto i nostri occhi. Uno spazio per parlare di legalità, ambiente, cittadinanza attiva”.

le fabbriche e l'occupazione del lodigiano

da “In 50 anni hanno chiuso cento fabbriche” (il giorno):

SONO 10.500, secondo una stima della Cgil, i posti di lavoro persi nel comparto chimico-tessile-energetico (oggi racchiuso nella sigla Filctem-Cgil) dal 1960 a oggi. E di 107 fabbriche attive all’epoca ne sono rimaste in vita 4, tutte in crisi. L’Avagolf (circa da 350 agli odierni 50 addetti) di San Colombano e Felisi (da 200 a 20) di Codogno (entrambe nel tessile), Lever Gibbs (da 1360 a 310 posti) di Casale (detergenza) e la Soc. Elettrochimica Solfuri (da 350 a 40 addetti) di Tavazzano (chimica).
Certo, non è tutto ciò che rimane nel territorio: oggi chimica (da sola conta oltre 3mila addetti), energia e tessile (entrambe con circa 500 addetti) impegnano ancora oltre 4mila lavoratori in 66 stabilimenti. Ma, quello che insieme alla meccanica è stato uno dei settori trainanti del territorio, ne esce molto ridimensionato.

SE NELL’AGRICOLTURA sono state le macchine a soppiantare i braccianti, un processo diverso ha interessato chimica-tessile-energia: «Con la globalizzazione il mondo del lavoro è passato in mano alla finanza — spiega Francesco Cisarri, segretario della Filctem-Cgil, a margine del convegno “C’era una volta” che ha preso vita ieri pomeriggio nella sede di Via Lodivecchio e che proseguirà, con altri interventi, stamattina —. Basta una lieve flessione nel puro guadagno e si chiude, gli operai che hanno prodotto quel reddito non contano. La Schering è un caso emblematico: non c’è crisi, l’impresa produce utili ma a livello mondiale si decide, sulla carta, di chiudere. In questo caso a intervenire deve essere la politica: l’84% del fatturato della Schering è pagato, con l’acquisto di farmaci, dal Servizio sanitario nazionale. Il Governo dovrebbe imporre che si produca qui, e non altrove, ciò che si acquista. Sul piano prettamente sindacale è invece fondamentale che si guardi con attenzione ai bisogni dei lavoratori di oggi, che sono gli stessi di quelli emersi nel Dopoguerra: dalle tutele essenziali sul lavoro all’urgenza di avere una casa. Bisogni che oggi toccano soprattutto gli extracomunitari come, nel Dopoguerra, riguardarono gli immigrati del sud. Il problema è che il grido d’allarme, sul piano politico come sindacale, non è mai all’unisono. Per questo serve un confronto».

La politica deve ragionare e agire soprattutto nel momento in cui ci sono dei soldi pubblici investiti per l’occupazione in aziende che poi a tendere chiuderanno per spostare la produzione in aree dove i costi sono inferiori.
Non in coercizione sulle aziende, ma nell’ottica della salvaguardia dei soldi investiti, in un arco temporale minimo.

robe da chiodi

son segnali
che devo tornare a viaggiare in treno
il traffico cittadino e delle strade che congiungono lodi e la bassa, si stanno saturando di nuovo, dato che la calma estiva é passata

dopo cinque mesi vado a rituffarmi nella lotteria del piccolo pendolarismo ferroviario, mi conviene sia in termini economici che di salute (meno stress da guida e qualche km a piedi tutti I giorni)

c’è la rotonda del conad di casalpusterlengo che è palestra di prepotenze e fucina di idee perverse sulla guida creativa
alla faccia dei rottami che la nostra provincia ha lasciato come memento
c’è il paradosso viabilistico lodigiano, per cui tutte le connessioni alla città anziché avvalersi della tangenziale come collettore di alleggerimento, ci si strozzano dentro (è come se la natura decidesse di piazzare una forca al posto di una foce)

occupazione – – #2

con riferimento a "occupazione--":

il dispiacere espresso nel post è che il peso politico del lodigiano è talmente lieve che sono passate settimane/mesi prima che si ottenesse una minima considerazione da parte delle istituzioni (provincia, regione, governo) nel parlare con le aziende e con le parti sociali.
penso che la politica non possa disinteressarsi di alcune zone…
dobbiamo farci sentire per contare politicamente
generalizzare gli imprenditori tra i cattivi o “i lavoratori hanno diritto al posto fisso a vita” non è certamente il mio pensiero

trovo che nelle medio-grandi realtà occupazionali citate, sia ragionevole sedersi attorno a un tavolo a parlare; è ovvio che ognuno poi faccia i suoi interessi, non sono certo io un esperto di concertazione sociale, ma penso che attorno a un tavolo a discutere sia spesso un’occasione di trovare soluzioni migliori e compromessi
decisioni unilaterali (leggi: io chiudo e buonanotte al secchio) o approcci buoni per tutte le occasioni (ammortizzatori sociali generalisti) mi sembrano estremi in mezzo al quale ci può essere una discussione fatta tra le parti in causa

occupazione – –

le più grandi realtà occupazionali di questa zona stanno scomparendo
come la politica, le istituzioni, la società, stanno reagendo a questo mutamento?
la mia percezione è che prevalgano, rispettivamente alle tre figure, incapacità, indifferenza, rassegnazione