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Lombardia, Maroni vuole referendum per statuto speciale

“Io voglio un referendum non per l’indipendenza, ma per la Lombardia a Statuto speciale. Voglio che su questo tema sia data parola al popolo sovrano. Non bisogna avere paura di quello che pensa la gente”.

da Lombardia, Maroni vuole referendum per statuto speciale | Reuters.

Bon, ma se il referendum mai si facesse e la maggioranza dicesse no, tu ti leveresti dalle scatole, caro Maroni?

grazie Cav

Grazie, Cavaliere,
per aver stufato talmente tanto, da aver convinto il 57% degli elettori italiani a votare e a far raggiungere il quorum a dei referendum, i quali abolivano pezzi di leggi del Suo governo…

Dal momento che nel 57% degli elettori ci sono per forza anche tanti elettori di centrodestra (altrimenti non si sarebbero raggiunti tali numeri), chi pensa di rappresentare Lei adesso?

E’ per questo motivo che chiedere le Sue dimissioni ha un senso, eccome.

4 Sì Politici

4si

Ok, non è un voto partitico, ma è decisamente politico.

Non saranno certo i testi dei quesiti, decisamente complicati da capire per i non addetti ai lavori, il fulcro della questione referendaria che si celebra il 12 e 13 giugno.
Mi sembra scontato che, se vinceranno i Sì, all’abrogazione dovrà seguire legiferazione opportuna, seria, in materia di gestione idrica e politica energetica, cosa che non è successa finora.
Condivido in questo senso il buon ragionamento di Pietro Ichino, che ha saputo collegare la ragion politica e la ragion intellettuale nel suo punto di vista.

Il fantasma della democrazia – Referendum 2011

scioglimento nucleare

al di là delle più diverse pronunce di fukushima sentite ai tg/gr

al di là del fatto che sti giornalisti continuano a sproposito a parlare di “fusione nucleare” (castroneria assurda, al massimo parlate di scioglimento, crollo, implosione, ma non di fusione nucleare che è un’altra cosa proprio)

quello che ha più del ridicolo nel can-can mediatico italiano sono le dichiarazioni dei nostri governanti, che ci invitano a non subire l’onda emotiva degli incidenti in Giappone rischiando così di inficiare il “lungimirante” piano di rilancio nucleare italiano…

per la serie viva l’ipocrisia, tra questi governanti ci sono diversi ex-socialisti, socialisti che sostennero il referendum del 1987 contro il nucleare, vincente proprio grazie all’onda emotiva del disastro di chernobyl del 1986

all’epoca avevamo 4 centrali funzionanti, abbastanza sicure (3 su 4 però avevano già parecchi anni di esercizio, se non ricordo male), potevano almeno non bruciare i soldi di quegli investimenti, che per l’epoca avrebbero rappresentato una risorsa,

invece no, quelle esistenti le hanno chiuse (con tutti i costi di spegnimento e smaltimento) e adesso, che avremmo le tecnologie, le competenze e le opportunità per investire su fonti alternative e ricerca, ne facciamo di nuove

che siate pro o contro nucleare, ma questa ipocrisia non vi fa un po’ incazzare?

dalla pagina di wikipedia “Referendum abrogativi del 1987 in Italia“:

Il Partito Radicale, il Partito liberale italiano e il Partito socialista italiano, presentavano nel 1987 la richiesta di tre referendum per ottenere la responsabilità civile dei magistrati, l’abrogazione della Commissione inquirente e del sistema elettorale del Consiglio superiore della magistratura, come risposta ai sempre più frequenti problemi della giustizia.

<…>

In quegli anni vi era inoltre una domanda sempre maggiore di una più efficace e consapevole tutela dell’ambiente in particolare dopo il disastro di Černobyl’. La difesa dell’ambiente e la lotta al nucleare già dal Congresso del 1977 furono di centrale importanza per la politica del Partito Radicale: in continuità con i referendum del 1981, furono riproposti tre quesiti diretti ad abolire le norme sulla realizzazione e gestione delle centrali nucleari, i contributi a Comuni e Regioni sedi di centrali nucleari, le procedure di localizzazione delle centrali nucleari e due quesiti tendenti ad abrogare l’insieme di norme, contenute nella legge n. 968 del 1977, che disciplinavano i limiti dell’attività venatoria, in termini di specie cacciabili, tempi consentiti, modalità della caccia e altri aspetti particolari che contrastavano con le stesse proclamazioni della legge sulla priorità dell’esigenza di tutela della fauna selvatica.

La prima strategia adottata contro i referendum fu quella dello scioglimento anticipato delle camere per lo stallo che si era prodotto nei rapporti tra Dc e Psi: protagonista fu Ciriaco De Mita, che decise le elezioni anticipate per rompere la convergenza di quei mesi tra i partiti laici e in particolare tra Craxi e Pannella.

Dopo le elezioni anticipate, di fronte all’appuntamento referendario, Dc e Pci, inizialmente ostili ai quesiti, si schieravano a favore del «sì». Questo repentino cambio di rotta dei due maggiori partiti derivava dalle implicazioni politiche che poteva provocare una eventuale sconfitta dello schieramento del «no» imperniato sull’asse Dc e Pci in contrapposizione ad uno schieramento laico-progressista formato da Radicali e Socialisti.

Vennero dichiarati inammissibili dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale i quesiti sulla caccia e sul sistema elettorale del CSM.

I referendum abrogativi dell’8 novembre 1987 si conclusero con una netta affermazione dei «sì», che di media nei 5 quesiti raggiunsero circa l’ 80% delle preferenze.

Dopo la scelta degli italiani circa la responsabilità civile dei giudici, il Parlamento approvava la cosiddetta «legge Vassalli» (votata da Pci, Psi, Dc), che, secondo i Radicali, si allontanava decisamente dalla decisione presa dagli italiani nel referendum, facendo ricadere la responsabilità di eventuali errori non sul magistrato ma sullo Stato, che successivamente poteva rivalersi sullo stesso, ma solo entro il limite di un terzo di annualità dello stipendio.

Guarda caso, sempre in quei referendum, il popolo italiano si espresse in favore della responsabilità civile dei magistrati, che però non venne proprio presa in gran considerazione nella legge Vassalli votata dai socialisti stessi… e oggi, il buon angelino, ce la viene a riproporre (insieme a altre cose)

MilanoSìMuove

da “500 volontari per l’ambiente a Milano“:

Sono rarissime le occasioni in cui i cittadini possono far sentire la propria voce e influire sulla loro vita quotidiana. Oggi ai milanesi si offre una di queste occasioni: non sprechiamola. I cinque referendum non risolvono certo tutti i problemi, ma possono segnare un punto di svolta

Francesco Giavazzi (Corriere della Sera — 18 settembre 2010)

Mentre prosegue l’azione per smascherare la falsificazione del processo elettorale in Lombardia, l’obiettivo di far partire da Milano un grande progetto ambientalista europeo vive giorni decisivi.
Oltre 7.000 cittadini milanesi hanno finora sottoscritto i cinque referendum per la qualità della vita e dell’ambiente promossi dal Comitato Milanosìmuove.
Nel fine settimana del 15-16-17 ottobre si terranno i “Referendum days”, con l’obiettivo di raccogliere le 15.000 firme necessarie. A darci una mano in quei giorni ci sarà anche Emma Bonino.

Milano Sì Muove
C’è bisogno di 500 volontari per raccogliere firme nei 100 punti di raccolta. Con le sole energie dei militanti milanesi, non sarà possibile. Servono persone che abbiano voglia di prendersi un giorno di “trasferta referendaria” anche da altre regioni. “Brigate di soccorso radicale” che si spostino dal Veneto, dal Piemonte, dall’Emilia, dalla Liguria, ma anche dalle altre regioni. Possiamo cercare di organizzare l’ospitalità se qualcuno può fermarsi a dormire, e prevedere piccoli rimborsi spese.


Vota

Le schede sono lì, già pagate
L’astensione non aumenterà il tuo senso civico ma certamente diminuirà ulteriormente il rapporto tra cittadini e rappresentanza
Spezza il circolo vizioso, vai a votare

“non ci vado così dò un segnale” non funziona, i segnali si danno votando, astenersi lascia belli tranquilli quei politici stessi di cui sareste stanchi

dei referendum


Carissimo Veltroni,

mentre annunci di voler indire dei referendum per abolire il Ddl Senato 1108 29.10.2008, non è che magari ti ricordi che c’è anche un referendum elettorale di cui nessuno più parla?

Carissimo Veltroni,

capisco che è politicamente vantaggioso cavalcare ora che è bella grossa, e ha pure i suoi sacrosanti motivi, l’onda del malcontento nei confronti della “riforma” della scuola, ma intanto che si sta per spendere le energie per una raccolta firme, non varrebbe la pena di prendere un po’ più sul serio quel proposito di dare il via alla fantomatica “stagione delle riforme”?

Con affetto…

attualità

solle soglie del partito democratico

ovvero, il movimento europeo della confusione politica, chiama a gran voce un po’ di democristianità e strizza l’occhiolino a quella fetta di conservatori che tengano in piedi qualcosa di vagamente socialdemocratico… ma che succede?!?

riforma immigrazione

oltre a questo snellimento pratico-burocratico, ci vorrebbe qualcosa che evidenzi che gli immigrati sono esseri umani come noi e non “di serie B”

ma forse in un paese dove la notizia è “un giovane rom ubriaco uccide…” o “extracomunitari derubano …“, è proprio la cultura dell’umanità che manca (perchè usare la provenienza geografica di qualcuno che commette qualcosa di illegale, se non per fomentare un dibattito di intolleranza…?)

3 referendum sulla legge elettorale

buoni gli intenti dei quesiti, ora cercherò i banchetti per le firme

Mastella, tranquillizzati… se anche l’udeur rischiasse, un modo per farti eleggere lo si trova sempre, non ti si lascia fuori, puci stela

siamo "ruinati"

…eh sì, ha voglia lui a dire “non sono il vincitore“, quando per far attecchire il seme dell’astensionismo, in questa italietta, si trova terreno fertile!

allora proviamo a vedere se non è vero quanto affermato da ruini e vediamo cosa ne scrivono giornali di altre parti…

[BBC] “Italian fertility vote collapses”:
‘ […] In opposing the referendum, Cardinal Camillo Ruini, president of Italian bishops, said the Vatican was looking to “enlighten consciences” and defend life.’

[N.Y.Times] “Vatican Gets Victory in Italian Referendum”
(basta il titolo!)

[Le Figaro] “Italie : échec du vote sur la bioéthique, succès pour l’Eglise”

mi sembra che il capo dei vescovi, e la curia in generale, siano abbastanza chiaramente identificati anche dalla stampa estera come i veri (sornioni) vincitori di questa manovrata tornata referendaria

referendum che, così come sono, hanno davvero perso il potere di espressione democratica e popolare

nonostante la tentazione sia forte, è inutile farsi prendere da sconforto e pessimismo
questi tentativi di portare indietro l’orologio del progresso liberale devono e possono rimanere degli incidenti di percorso, tutto sta nel non abbassare la guardia

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(da Radicali.it)

Referendum. Capezzone: abbiamo perso, e perso pesantemente


Occorrerà riflessione di mesi, non di ore, per capire cosa sia successo nel profondo della società italiana. A prima vista, vittoria molto più dell’indifferenza e della sfiducia (il che è anche più preoccupante) che non della campagna astensionista.
Ora, subito appuntamento al 17-19, per un’Assemblea essenziale.

Il ruolo (che c’è, e va analizzato con la stessa severità e serietà con cui analizzeremo la sconfitta) delle illegalità che hanno contraddistinto non solo un anno di campagna (informazione, italiani all’estero), ma lustri di vita pubblica italiana. Un tessuto civile ormai liso?

Grazie (uno per uno!) agli elettori (coraggiosi, davvero contro tutto e tutti), agli splendidi militanti di un anno di campagna, e a tutti coloro che si sono spesi senza riserve.

La battaglia al fianco dei malati, delle coppie sterili e degli scienziati proseguirà. Ce n’è più che mai bisogno.

di tutti i colori

5% di votanti alle ore 12…

Tra il triste e il patetico, corre nell’indifferenza, l’astensionismo.
Previsto, prevedibile, ma non pensavo così vergognosamente pesante

supportato dal flusso mediatico di un’accozzaglia di pessimi artigiani della politica
e di fautori (poco lungimiranti) di un’anacronistica recessione verso l’illiberalità

che il quorum sia con noi…

posso votare per te?

referendum per la vita

…mi verrebbe da chiedere a chi decide di astenersi

francamente mi lasciano perplesso alcune cose, di carattere squisitamente tecnico/elettorale e quindi svincolate dal tema dei quesiti stessi:

  • la montagna di soldi spesi per un referendum ed eventualmente “bruciati” per un quorum del 50%+1 non raggiunto!
  • E’ o non è un’espressione popolare?
    Allora perchè, istigare all’astensionismo, non è anch’esso un atto immorale, antidemocratico e perfino irresponsabile?
  • Indipendentemente dall’opinione personale, sul lato etico, della questione trattata dai referendum, è possibile che trent’anni dopo i referendum su divorzio e aborto, ci si trovi ancora a discutere sull’ingerenza clericale che mette i bastoni fra le ruote ad un processo laico e liberale?
    Non avevamo superato questa fase?!?

La cosa ridicola è che oggi mi trovo a parlare con persone che si asterranno dal voto in quanto “influenzate” dai dubbi posti dalle “coscienze cristiane” e che, a loro tempo, hanno usufruito dei benefici dei referendum su aborto e divorzio… come mai questo cambiamento di posizioni?
Siete sicuri che un domani, se questa legge rimane così come è, voi (o i vostri figli) non rimarrete fregati da una legge medioevale rimasta immutata a causa del vostro astensionismo … ?

La possibilità di ricorrere alla fecondazione assistita non ti obbliga a ricorrervi se credi sia sbagliato, così come la legalizzazione dell’aborto non ti obbliga ad uccidere un bambino nato “per sbaglio” (ahi ahi ahi, peccatore sei…?), o la possibilità di divorziare non la applichi se credi nel giuramento coniugale per la vita.

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(apropos …) non ne certifico la validità al 100% ma lo segnalo: “Tutorial: come possono votare i fuori sede

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