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Rivergaro

Che ci pensi mai a quel posto incrociato più volte nella tua vita, un posto semplice, dove ci vivresti pure, dove l’aria ti sembra migliore e forse lo è realmente, però non è fuori dal mondo, nemmeno fuori dal mondo che vivi adesso?

Ecco, per me questa è la descrizione di Rivergaro.
Non certo Miami o Milano o Los Angeles, ma un posto a misura di famiglia e di serenità, IMHO.

Denso di ricordi, dall’infanzia, e anche luogo di origine di un pezzo della mia famiglia, sul lungotrebbia ci ho camminato vapori di nebbia e sibili di sudore e foglie nel vento.
Chi lo sa, potrebbe un giorno, forse, diventare da ricordo a presente costante… non sarebbe male.

Al vargher

Una foto pubblicata da marco frattola (@sbarrax) in data:

Al vargher

Una foto pubblicata da marco frattola (@sbarrax) in data:

e notti

rosso notturno

le notti come queste
dall’aria fresca che par di montagna
grazie agli acquazzoni
e i suoni nitidi, freschi anch’essi
con cicale e grilli
qualche motorino che passa e solo più lontani
alcuni rumori più forti

son le notti che, come una volta, tieni aperta la finestra,
non acceso il condizionatore
e ti gusti i rientri a casa
e i vicini che mettono fuori la plastica

e ricordo le notti di tanti anni fa, a san lazzaro
dove d’estate mi piaceva stare appoggiato al davanzale
ad ascoltare i suoni della notte
che mi facevano stare bene

al sapein

ho comprato una zappino (“lo zappino”, al sapein lo chiamava mia nonna)

era il suo strumento preferito, riusciva praticamente a fare di tutto con quello, era il jolly degli attrezzi per l’orto

quell’orto che era un mondo, alla periferia di piacenza, dove io mi limitavo a spesso a appoggiare la canna per riempire le canale dei pomodori o delle zucchine, formate tra quei prosolini a argine per raccogliere l’acqua

ho comprato lo zappino e ci ho fatto un gran lavoro nel mio piccolo giardino,
oltre ai grandi ricordi di questa piccola persona che sono,
le lacrime nella terra,
la gioia del suo odore,
il legno dell’attrezzo che ti leviga le mani e i piccoli calli che insorgono


l’é trop bel, al me sapein


otto

Pensavo che l’otto marzo del 95 mia madre mi lasciò guidare la sua punto x la prima volta, infatti nevicò. Mi gestii benino anche sul vecchio ponte sul Po.

Faccio un po’ fatica in questo periodo a conciliare, nuovamente, la mia voglia di affermare le scelte fatte sulla base della responsabilità datami, con la possibilità di affrontare serenamente gli intoppi nati da una contingente situazione “promiscua”. Per fortuna non esiste solo il lavoro.
Necessito di un clima più mite x sbrigare un certo riordino in preparazione della stanza della bimba.
E il vulcano delle idee che ho in testa é ancora visto come un’incombenza piuttosto che una risorsa.
Difficile e tutta di vivere

Pino

son diverse notti che mi ritorna in mente pino, che son diversi anni che è morto, talmente tanti che non ricordo neanche quanti sono.
niente coccodrilli, ci mancherebbe.

era un amico di famiglia acquisito
una persona che ha saputo, in alcune occasioni, con i suoi modi fermi ma non autoritari, sciogliere quella tremenda indecisione che avevo da bambino.

un ingegnere calabrese di nascita e milanese di adozione, entusiasta delle tecnologie, della bontà dei progressi dell’uomo e della determinazione.
o almeno così lo ricordo.

ma di una cosa sono abbastanza certo…
se fosse vivo oggi, leggerebbe i blog, seguirebbe i social-network più utilizzati, sarebbe un interlocutore curioso – partecipando alle discussioni – e probabilmente leggerebbe anche questo blog, interpretando l’esigenza di fare diario e comunicazione personale, evitando una classica interpretazione del tipo “che esigenza hai di mettere i fatti tuoi su internet”

come confetti

immagino dei confetti, come piccoli dolci, alcuni ricordi della vita e oggetti e storie e  aneddoti di un’importanza così leggera che tornano solo quando guardo il cielo mentre guido nel temporale o in autostrada, sui lunghi rettilinei, quando la mente ha degli scorci di assenza innocente

mentre tornavo da piacenza questa sera ricordavo giusto alcune cose di quando abitavo a san lazzaro, ricordo di quando andavo a vedere il po sulla riva da via nino bixio, là dove domattina alle 11 aprirà il nuovo ponte galleggiante

in realtà ci sono altre immagini che mi sono passate davanti, ma ora non le ricordo, dovrei forse registrare il film di quando la mente viaggia in autostrada