canone telecom no, no, grazie

mi riferisco alla mia ostinazione nel non voler avere una linea telefonica “tradizionale” e nel non voler pagare il canone telecom…?

bah, neanche tanto

è che stasera LA7 si sentiva particolarmente “toccata” dalla notizia dello strappo del tronchetto rispetto alle banche azioniste, compiuto attraverso la mancata ricandidatura al CDA di Guido Rossi (l’attuale presidente, il jolly buono per tutte le situazioni in cui un’entità affoga nella cacca)

e quindi mi sono sciroppato quasi quattro ore di trasmissioni monotematiche, peraltro di buona qualità dal punto di vista tecnico ed estetico

solo 11 anni dopo il papocchio di prodiano stampo si sentono voci da più parti che gridano alla separazione della rete (intesa come infrastruttura) dall’erogazione del servizio
e c’è chi propone una nazionalizzazione dell’infrastruttura (cosa decisamente irrealistica, utopica)
o c’è chi caldeggia soluzioni “all’inglese”, dove una precisa regolamentazione decide cosa il gestore (privato) della rete può fare e in che termini

molti, tanti, troppi, hanno paura dello straniero che porta via la torta della telecom, mangiandosela a casa propria, facendosi scudiero di qualcosa di “strategico”
ora la parola d’ordine è “strategico”… quando ti portano via gli sghei, improvvisamente si accorgono che è fondamentale che l’infrastruttura rimanga “italiana”, magari pure “statale” o sotto lo stretto controllo della connivenza politico-bancaria di casa nostra

dal punto di vista del cittadino, mi verrebbe da dire che non me ne frega niente che i doppini siano statali o privati, ma mi interessebbe sapere chi ha pagato cosa
e se io cittadino, con le mie tasse e coi canoni sip/telecom, ho pagato quegli investimenti (e l’ho fatto due volte: una per la rete fisica, l’altra per coprire i buchi di una privatizzazione che è stata fatta senza un’adeguata capitalizzazione di chi ha potuto comprare-controllare telecom poi), vorrei dire la mia su come queste infrastrutture siano usate

nulla di materiale è così “strategico”, a pensarci, da dover esser per forza nazionalizzato
può essere strategico avere una legislazione (dal parlamento) e una regolamentazione (dall’agcom) che sappiano, rispettivamente, incentivare e normare+vigilare efficacemente un mercato per il quale il nostro paese sì non può permettersi di rimanere escluso

nessuno si scandalizza se le infrastrutture delle tecnologie mobili – coprendo con un pietoso veloso le assegnazioni delle licenze – siano state “costruite” dai privati, e di conseguenza siano di loro proprietà
così non mi scandalizza che le centrali e le reti telecom siano di un privato (di una qualunque nazionalità), ma le questioni come la cosiddetta liberalizzazione dell’ultimo miglio e lo scorporo della rete dall’erogazione di servizi sono discorsi in realtà di una nicchia (poco più allargata della blogosfera, che a sua volta è un po’ più larga di quella cricca dei softwareliberisti 😛 )

la realtà, è l’ipotesi che si mangino fette della nostra torta fuori di casa, che fa tanto tanto arrabbiare i padroni di casa, che ora sculacceranno il tronchetto figliolo scialacquone e faranno una bella cordata per chiudere la porta in faccia ai “forestieri”