Giorno: 2 Marzo 2008

pacchetti di semplicità

capita di ricevere in regalo, dal flusso del tempo che scorre – perchè sì, l’ho già detto, non credo in quella cosa chiamata “destino” – un pacco dono

un pacco di quella semplicità che trasforma due giorni in un incanto, in un incanto semplice, appunto

quando perfino i mestieri di casa sussurrano sorrisi e gioia

e mangiare coi genitori di entrambi, in successione, cucinando sè stessi, un po’ di pasta e un po’ di pesce

e rivedere una tavolata con amici e parenti, una tavolata di serenità, fatta di sorrisi, salumi piacentini, lasagne

e correr poi a farsi una biciclettata, andandosi a respirare la campagna concimata, sassolini di sole su strade contorte degli antichi confini contadini, la faccia rossa di sudore e di baci spediti sull’onda del vento spostato dai manubri e sibilante nei capelli

salutata nel tardo pomeriggio mia nonna, che ha bisogno più che mai di visi e di parole, la giornata poi è scivolata verso un sorriso altrettanto semplice, di stupore

stupore verso un mondo che ci abitua a cercare la felicità in progetti complicati, resi anche complessi dall’accatastarsi di circostanze in cui non ci sappiamo gestire, in cui non sappiamo magari stare a galla

questa semplicità mi è rimasta dentro, come uno dei castelli più belli che abbia mai visto

della Sacra

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Ci sono posti che ti affascinano, ti abbagliano, non ti spieghi come, ti rimangono dentro come un’ossessione.

In questi trentadue anni di esistenza ce ne sono alcuni, di posti così, pochi ma persistenti.
C’è Valico Sant’Antonio, un passo appenninico che divide Salsomaggiore da Pellegrino Parmense.
C’è Castell’Arquato, il cui borgo medioevale conosco pietra dopo pietra: in un certo periodo della mia vita ci trascorrevo tutti i pomeriggi delle fine settimana. Per giorni e giorni e volte ancora, starei lì in quel giardinetto sotto la rocca, dove in una notte di pioggia fine e gelida, detti il bacio più bello della mia vita, indimenticabile.


C’è poi la Sacra di San Michele, abbazia che domina la Val di Susa.

sacra Ci son tornato due settimane fà, a distranza di quattro anni. In un giorno diverso, la domenica pomeriggio nella quale si è vincolati alla visita guidata, a differenza degli altri giorni.

Inoltre, a differenza di quel solare quanto solitario sabato del maggio 2004, stavolta c’era parecchia foschia.

Un peccato non poter vedere Torino nè le cime dell’alta val di Susa.
sacra

Ma la magia del posto, simbolo del Piemonte, si percepiva nella sospensione delle goccioline umide nell’aria, nelle pause dei discorsi della guida – bravissima e documentata – nei panorami che sfumavano in un bianco irreale.

Ho trovato, di nuovo, il completamento del percorso attraverso le rovine del monastero nuovo (con tanto di ascensore per i diversamente abili che porta fino in alto all’abbazia), e una statua dell’Arcangelo Michele, opera dell’artista altoatesino Doss-Moroder.
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Conto certamente di tornare, prima o poi, quando i colori della primavera ravviveranno le montagne e un bel vento toglierà la foschia, per fare quante più fotografie mi possa essere possibile


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l’abbazia vista dalle rovine del monastero nuovo e l’interno dell’abbazia


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