regolare

come ricordava valerio qui, la distinzione tra immigrato regolare e irregolare, corre sul filo dell’ipocrisia

ipocrisia che, come dice castelli sapendo di dire una fregnaccia più irreale che credibile, si manifesta in frasi del tipo “immigrati se avete un lavoro, tornate per due settimane nel vostro paese, poi venite qui solo dopo aver fatto richiesta dal paese d’origine e avendo fatto tutto secondo procedura allora otterrete il permesso di soggiorno”

è ovvio che gran parte di chi ha un lavoro qui non si può permettere il lusso di andarsene nel suo paese d’origine, e per i costi del viaggio (spesso si tratta di transoceaniche), e per il fatto che mestieri come la badante di un anziano non autosufficiente non sono facilmente rimpiazzabili per settimane

penso che farsi prendere da facili sentenze contro l’immigrazione e gli immigrati sia non solo una questione di scarsa civiltà (e non c’entrano destra o sinistra), ma anche un esercizio di forte superficialità, perchè dimentica la vita che c’è dietro a ogni persona che cambia nazione – nascondere le frustrazioni di casa propria pensando che “l’immigrato poteva anche starsene nel suo paese” rischia di diventare un inquietante sport nazionale, imho