resoconto del primo congressino lodigiano

ieri sera ero a guardamiglio per il primo congressino di circolo del pd del lodigiano, dove si votavano liste(/delegati) per il nazionale e il candidato per il regionale

è inutile dire che sia stato un suffragio per bersani, sul nazionale, invece sul regionale un voto l’abbiamo strappato per il nostro candidato (nonostante la presentazione con nome e cognome sbagliati, e recidiva ^^)

è utile invece capire, ascoltando chi sta di fronte, chi-si-aspetta-cosa da questo partito

e nonostante i presentatori delle mozioni parlino delle mozioni stesse, davanti ti trovi gli iscritti che votano le persone, le persone che conoscono; non leggono le mozioni, così come non leggono i programmi che metti in campagna elettorale nella cassetta delle lettere

un estratto dalla mia mail di resoconto di ieri sera, ovvero le mie piccole inutili riflessioni personali

Considerazioni personali
Molti si affannano a fare distinzioni tra il rinnovamento
generazionale, quello anagrafico, ecc… come se dovessero
giustificare il fatto che sia difficile effettuare il ricambio di
questa classe dirigente di partito e che “nuovo” non significa
migliore. Tempo perso in parole di paura.
Le parole chiave e le istanze contenute nella mozione Marino sono
frutto di ragionamenti sulla contemporaneità, non un estemporaneo
sproloquio di modernismi.
Posso avere tutto il rispetto di questo mondo per chi ha diretto il
partito fino a ora, ma se le priorità di questo partito non sono:
– laicità dello stato (=diritti a coppie di fatto e a LGBT+testamento
biologico+diritti della donna per decidere sulla sua salute, leggi:
aborto chirurgico o chimico, fecondazione assista)
– un nuovo welfare
– stato multietnico
– ambientalismo
allora questo non è il mio partito.
Ma non è solo il mio partito, ma non lo è per tutti quelli che oggi
cercano risposte e vivono nella precarietà di uno stato che lascia
fette enormi di popolazione senza diritti e senza tutele. Continuiamo
a pensare che ci sia ancora da fare il partito dei ds o dei dc, come
traspare da certe evocazioni “passatiste”, e queste istanze rimarrano
sempre scoperte.

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