scioglimento nucleare

al di là delle più diverse pronunce di fukushima sentite ai tg/gr

al di là del fatto che sti giornalisti continuano a sproposito a parlare di “fusione nucleare” (castroneria assurda, al massimo parlate di scioglimento, crollo, implosione, ma non di fusione nucleare che è un’altra cosa proprio)

quello che ha più del ridicolo nel can-can mediatico italiano sono le dichiarazioni dei nostri governanti, che ci invitano a non subire l’onda emotiva degli incidenti in Giappone rischiando così di inficiare il “lungimirante” piano di rilancio nucleare italiano…

per la serie viva l’ipocrisia, tra questi governanti ci sono diversi ex-socialisti, socialisti che sostennero il referendum del 1987 contro il nucleare, vincente proprio grazie all’onda emotiva del disastro di chernobyl del 1986

all’epoca avevamo 4 centrali funzionanti, abbastanza sicure (3 su 4 però avevano già parecchi anni di esercizio, se non ricordo male), potevano almeno non bruciare i soldi di quegli investimenti, che per l’epoca avrebbero rappresentato una risorsa,

invece no, quelle esistenti le hanno chiuse (con tutti i costi di spegnimento e smaltimento) e adesso, che avremmo le tecnologie, le competenze e le opportunità per investire su fonti alternative e ricerca, ne facciamo di nuove

che siate pro o contro nucleare, ma questa ipocrisia non vi fa un po’ incazzare?

dalla pagina di wikipedia “Referendum abrogativi del 1987 in Italia“:

Il Partito Radicale, il Partito liberale italiano e il Partito socialista italiano, presentavano nel 1987 la richiesta di tre referendum per ottenere la responsabilità civile dei magistrati, l’abrogazione della Commissione inquirente e del sistema elettorale del Consiglio superiore della magistratura, come risposta ai sempre più frequenti problemi della giustizia.

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In quegli anni vi era inoltre una domanda sempre maggiore di una più efficace e consapevole tutela dell’ambiente in particolare dopo il disastro di Černobyl’. La difesa dell’ambiente e la lotta al nucleare già dal Congresso del 1977 furono di centrale importanza per la politica del Partito Radicale: in continuità con i referendum del 1981, furono riproposti tre quesiti diretti ad abolire le norme sulla realizzazione e gestione delle centrali nucleari, i contributi a Comuni e Regioni sedi di centrali nucleari, le procedure di localizzazione delle centrali nucleari e due quesiti tendenti ad abrogare l’insieme di norme, contenute nella legge n. 968 del 1977, che disciplinavano i limiti dell’attività venatoria, in termini di specie cacciabili, tempi consentiti, modalità della caccia e altri aspetti particolari che contrastavano con le stesse proclamazioni della legge sulla priorità dell’esigenza di tutela della fauna selvatica.

La prima strategia adottata contro i referendum fu quella dello scioglimento anticipato delle camere per lo stallo che si era prodotto nei rapporti tra Dc e Psi: protagonista fu Ciriaco De Mita, che decise le elezioni anticipate per rompere la convergenza di quei mesi tra i partiti laici e in particolare tra Craxi e Pannella.

Dopo le elezioni anticipate, di fronte all’appuntamento referendario, Dc e Pci, inizialmente ostili ai quesiti, si schieravano a favore del «sì». Questo repentino cambio di rotta dei due maggiori partiti derivava dalle implicazioni politiche che poteva provocare una eventuale sconfitta dello schieramento del «no» imperniato sull’asse Dc e Pci in contrapposizione ad uno schieramento laico-progressista formato da Radicali e Socialisti.

Vennero dichiarati inammissibili dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale i quesiti sulla caccia e sul sistema elettorale del CSM.

I referendum abrogativi dell’8 novembre 1987 si conclusero con una netta affermazione dei «sì», che di media nei 5 quesiti raggiunsero circa l’ 80% delle preferenze.

Dopo la scelta degli italiani circa la responsabilità civile dei giudici, il Parlamento approvava la cosiddetta «legge Vassalli» (votata da Pci, Psi, Dc), che, secondo i Radicali, si allontanava decisamente dalla decisione presa dagli italiani nel referendum, facendo ricadere la responsabilità di eventuali errori non sul magistrato ma sullo Stato, che successivamente poteva rivalersi sullo stesso, ma solo entro il limite di un terzo di annualità dello stipendio.

Guarda caso, sempre in quei referendum, il popolo italiano si espresse in favore della responsabilità civile dei magistrati, che però non venne proprio presa in gran considerazione nella legge Vassalli votata dai socialisti stessi… e oggi, il buon angelino, ce la viene a riproporre (insieme a altre cose)