venticinque

tricoloree come l’anno scorso – solo che Renzi non c’entra stavolta – una grossa ragnatela avvolge i discorsi di personaggi fuori dalla contemporaneità, che mischiano cose tra loro slegate,
come la possibilità di tenere aperto un negozio e la celebrazione di una festa nazionale

festa che è sentita sempre meno, è impalpabile, è uno svogliato corteo mattiniero in piazza

svilita anno dopo anno da presidenti del consiglio e amministratori locali legati ad altri modelli culturali e nostalgie varie
ieri ho visto in giro ben poche bandiere appese fuori dalle case, e non penso che fosse colpe dei (pochi, pochissimi) negozi aperti; era chiuso perfino l’IKEA

la noiosa rappresentante filcams-cgil, fuori dal tempo come da posizione istituzionale, intervistata dal TgR lombardo, dice che si tratta di capire che società vogliamo, attraverso la limitazione degli orari dei negozi
e non si accorge che la società è già cambiata,
talmente miope, il suo ragionamento, che il 25 aprile Festa della Liberazione è stata snobbato per motivi culturali su cui lei, inevitabilmente, arriverà tardi o non arriverà mai, mentre perdeva energie su argomenti inutili