Anno: 2017

Valico Sant’Antonio

Esistono e resistono, nell’immaginario personale così come nella realtà, dei luoghi che superano la realtà stessa, la frenesia, la quotidianità, le cianfrusaglie mentali che confondono la nostra mente per gran parte delle giornate. Si contano sulle dita di una mano, tali luoghi.

Per me uno di questi è Valico Sant’Antonio, passaggio mistico tra Pellegrino Parmense e Salsomaggiore Terme, un’altitudine di 650 m s.l.m., poche case, antenne e ripetitori posti sulla montagna adiacente.
Modesti segnali di modernità soltanto accennati, in un panorama di isolamento, silenzio, di confine.
Una sorta di varco dimensionale, tra una pianura padana vista dall’alto e l’intimità di un pezzo di Appennino tosco-emiliano sinuoso, scarsamente abitato, poco glamour nonostante la quantità di affascinanti percorsi fatti di boschi, animali, persone con la faccia squadrata, cibo intenso e vino ruvido. Le strade delle automobili lì passano in continuazione da una provincia all’altra, Piacenza, Parma, Reggio… poco importa, i sapori, i colori, la parlata, son quelli, dai, e capisci che i confini son buoni solo per quel disciplinare snob del Parmigiano Reggiano (…).

Oggi i territori di pianura eran coperti da nuvole basse, dense, simili alla schiuma di un cappuccino ben fatto.
Là sotto ci sarebbe stato buio, pioggia fredda e sottile, sensazioni di un inverno mentale chiuso in se stesso.
Sul Valico no, eri nel sole tramontante, sopra alla bruma che avvolgeva il castello di Pellegrino Parmense, un edificio schivo e virile che si fa vedere solo da certe angolazioni.

Il silenzio sul Valico è Silenzio vero; se lo riprendi col telefonino sentirai solo il rumore di fondo del dispositivo; se non abbaia il cane della casetta bianca ricoperta da assi di legno scuro sul davanti, fai i conti solo col tuo respiro.

Mi sono chiesto più volte, in passato, cosa potesse significare trasferirsi in un posto del genere, abitarci.
La risposta non arriva mai perché il contesto in cui mi trovo a rispondere è sempre influenzato da una società che blinda a dei luoghi fisici e a delle pratiche abitudinarie, dato che è incapace di fare di meglio.
Qualcuno di mia conoscenza è riuscito a fare di un posto simile il posto dove vivere, quindi non è impossibile avvicinarsi al Silenzio che riempie, anche in chiave di vita quotidiana.

Valico Sant'Antonio

Le difficoltà oggettive sono alquanto soggettive.

Cose che rimangono dentro.

Certe cose rimangono dentro.
Come il tuo vecchio indirizzo nelle banche dati.
Del tipo che sottoscrivi (accidenti a me) qualcosa al telefono, e l’indirizzo è giusto (ho la registrazione).
Poi però ti arriva la SIM nuova all’indirizzo di residenza del 2012.

Disservizi telco e sciacalli da pessima privatizzazione

Ieri un tecnico Fastweb, molto cafone e impertinente, è venuto a casa a cambiare il router vecchio e morto, con un nuovo (e incomprensibile) Fastgate, dopo circa 18 ore dalla prima segnalazione alla compagnia. Una volta messo in opera il bianco nuovo dispositivo, riemergono i problemi di linea Telecom, allorché a tale gestore viene aperta l’ennesima segnalazione. Verso metà pomeriggio la linea viene ripristinata. All’ora di cena arriva la telefonata di un Call center per conto di Tim/Telecom che brillantemente mi invita a passare alla Adsl di Tim perché – a loro dire –  i disservizi “sono tutti dovuti a Fastweb” (gosh).

Call center
Call center per conto di Tim/Telecom

Considerazioni:

  1. è abbastanza inaccettabile che Fastweb ci metta questi tempi per intervenire, con strumenti di segnalazione online che neanche funzionano (mi riferisco a app Myfastweb e pure al sito web, completata la compilazione della form, vanno sempre in errore).
  2. È inaccettabile che un tecnico Fastweb, che sia dipendente fastweb o di un agente autorizzato, si comporti da maleducato e arrogante a casa dei clienti.
  3. Le privatizzazioni all’italiana generano mostri: un gestore del cavo offre anche il servizio finale e approfitta delle segnalazioni di caduta linea per dare mandato a un’agenzia di fare terrorismo psicocommerciale sui clienti della concorrenza: è vomitevole.

Rizzo e Stalin

Il 27 ottobre Marco Rizzo affermava di condurre un partito comunista erede della tradizione di Marx, Lenin, Stalin.
Bottura gli chiede: anche Stalin?!?
Gli risponde: sì perché ha trasformato un paese fermo all’aratro alla parità atomica.

Gosh.

Ripristinate le strisce pedonali davanti alla stazione…

Di fatto un provvedimento inutile perchè i pendolari non hanno mai utilizzato il sottopasaggio ed hanno continuato ad attraversare nello stesso punto, in uscita dai giardini, aggirando la barrera di ferro e rischiando di essere investiti ogni volta. Insomma è sata la stessa gente, gioro dopo giorno, a bocciare la soluzione voluta dall’allora assessore.

Sorgente: Ripristinate le strisce pedonali davanti alla stazione | PiacenzaOnline

Ricapitoliamo: in uno dei punti nevralgici di una città di centomila abitanti, di cui una cospicua parte è di pendolari (per motivi di studio o di lavoro), cioè davanti alla stazione ferroviaria, un giorno istituiscono due sottopassaggi pedonali che collegano la stazione al resto della città, consentendo ai pedoni di evitare il pesante e nervoso traffico di chi va e viene dalla stazione, nonché di tutti quelli che attraversano la città da nord a sud.

Poi lasciano che tali sottopassaggi diventino dei letamai, e perdono le elezioni.

Infine arrivano i leghisti, salvatori del popolo, che vincono le elezioni e ripristinano le strisce pedonali al posto dei sottopassaggi.
E cosa scrive l’organetto voce del popolo tendente a destra? Che ha vinto “la gente”.
Chi cazzo è la gente?
Ma che cazzate sono?
Adesso la gente rischia di essere presa sotto e di certo non peggiora il già pesante congestionamento nelle ore di punta di quell’area.