Tag: parole

ComunicAzione

 

Da anni sento la storia dei problemi di comunicazione usata come tana-libera-tutti

“il problema di tutti i problemi”

che poi a dirtelo spesso trovi dei personaggi che hanno un linguaggio inadeguato e spesso insufficiente o inefficace, beh, ne è il corollario

per quanto ti sforzi di ripeterti che lavori per vivere e non vivi per lavorare, gran parte del tuo tempo, di cui sei sempre meno padrone, è perso in parole lette e scritte che poco serviranno nella tua vita

 

e ti accorgi che parli sempre meno e con meno qualità con chi fa realmente parte della tua vita (compagna/moglie/figli/genitori/amici)

 

e magari a farti riflettere su questa enorme perdita di parole utili è un buon libro letto sul treno, a riempire i viaggi di un insensato pendolarismo

 

 

L'America di Trump: cosa avevamo sbagliato - Trump's America: what did we get wrong? #ijf17
“L’America di Trump: cosa avevamo sbagliato – Trump’s America: what did we get wrong? #ijf17” – foto di International Journalism Festival

elui

entro e non oltre E lui che si credeva. Che quando parcheggia fa quel che vuole che le precedenze non esistono e basta una freccia a darti il dominio della strada. E poi certamente non basta scriver così per raggiungere il word-appeal di zio bonino, certo, eh. Tanti che lo imitano e le parole hanno un susseguirsi diverso. E’ una sera di parole che si vogliono sperimentare da sole. Anche se non arrivo a quel livello, ci provo.

onde

Camogli-2265

le onde si chiudono nelle palpebre
degli occhi che stanchi sognano
i lidi della felicità imminente
nel divenire futuro il presente

deriva

la folla acclamò il lider
che uscì sul palco a salutare
ringraziando il consenso popolare
popolo stanco di pensare e viver

in uno spettro di opzioni
stanco di prender decisioni
abbraccia la facile soluzione
di una sempre giusta delegazione

e

tilt-3174729745_be20e449b7_o


e ogni parola che ho speso
e ogni sguardo che ho espresso
accompagnato da una smorfia delle mie
e da gesti di veloce mimica introversa
sono tutti attimi legati tra di loro

e tra una mia emozione e l’altra
ci sono ancora spazi
per far crescere correnti forti
dentro di me, galleria del vento

in cui si forgiano le linee del mio futuro
fatto dei piccoli passi resistenti del presente


ci sono

ci sono tante verità e tanti compromessi, intorno a me e dentro di me
nascosti forse dentro una giornata di sole come oggi
nell’aroma di una primavera pigra ad arrivare
ascolto la pace che governa, tra gli estremi che si dissolvono

io, così, ci sono

[senza nome]

dal testo de “Il mio nemico di Daniele Silvestri:

e se non hai morale
e se non hai passione
se nessun dubbio ti assale
perché la sola ragione che ti interessa avere
è una ragione sociale
soprattutto se hai qualche dannata guerra da fare
non farla nel mio nome
non farla nel mio nome
che non hai mai domandato la mia autorizzazione
se ti difenderai non farlo nel mio nome
che non hai mai domandato la mia opinione

e

il mio nemico non ha nome
non ha nemmeno religione
e il potere non lo logora
il potere non lo logora
il mio nemico mi somiglia
è come me
lui ama la famiglia
e per questo piglia più di ciò che dà
e non sbaglierà
ma se sbaglia un altro pagherà
e il potere non lo logora
il potere non lo logora

ci sono spunti sempre attuali, sempre riscontrabili

microbilanci dei ricordi

ieri un primo novembre all’insegna dei ricordi, e delle vecchie abitudini

ho perfino riconosciuto a distanza di 20 anni, un vecchio imbianchino che dipinse la casa dove abitavo a piacenza

odore di caldarroste e di nebbie appena accennate, che spuntano appena un sole inefficace decide di essersi stancato

l'inconcepibile

osservando il modo di fare, vivere e pensare dei miei genitori, lo incrocio col mio, soprattutto per ciò che riguarda il modo di comunicare e di condividere la propria comunicazione

e trovo sempre più impossibile spiegare che senso abbia rispondere “è normale” a un genitore che ti chieda “perchè scrivi i fatti tuoi su internet…?!?

forse una volta la chiaccherata tra vicini e il pettegolezzo del paese erano ancora più devastanti, ma non è facile farlo capire a chi lo trova inconcepibile

delle analisi

lele scrisse:

Altrettanto naturale, ma forse meno accettato, ed accettabile, e’ il carattere di pervicace resistenza che ciascuno oppone di fronte al cambiamento. L’economia ci insegna che bisogna legare strettamente lo sforzo al profitto; e l’economia spicciola ci mostra che in generale risulta preferito (non necessariamente preferibile, ma preferito) l’investimento sul breve periodo.
Il cambiamento chiede sforzi, chiede analisi, chiede valutazione delle prospettive e visione sul futuro, tutte cose tremendamente faticose. Mi sembra di capire che questi sforzi si cerchi di evitarli, nella vita di tutti i giorni e nelle grandi decisioni.
Cosi’ capita di trovarsi su un treno in corsa, preso al volo senza leggere la destinazione, senza biglietto, del tutto inermi di fronte al controllore che prima o poi arrivera’.

C’è chi fa questi sforzi, e c’è chi li evita.
Fare questi sforzi e non essere capiti, a volte, è mortificante.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: