Tag: occupazione

fiat sux

Secondo me un governo – a maggior ragione se non etichettato da qualche fazione pro- o contro- confindustria – non dovrebbe spendere tempo a capire su un’impresa come la fiat abbia o meno intenzione di rispettare progetti più o meno dichiarati, veri o presunti. Dovrebbe mettere in campo, insieme alla fiat stessa, piani di investimenti e agevolazioni fiscali, volti a far nascere nuovi progetti, a rilanciare la fiat stessa e l’industria italiana con innovazione, nuove tecnologie, sostenibilità ambientale, che poi significherebbe, in prima istanza, puntare su nuove citycar e veicoli innovativi, anziché riproporre vecchi baracconi americani della chrysler con i marchi del gruppo: quella roba è vecchia.  Il presente sono auto elettriche e ibride e ad aria, veicoli sempre meno ingombranti e inquinanti. Innovazione e occupazione vanno a braccetto nel momento in cui si creano nuove possibilità, sostenere questa politica senza futuro, fatta di suv rimarchiati e veicoli dagli stessi consumi di vent’anni fa, non può garantire il posto ai dipendenti della fiat. Con o senza Marchionne.

(Ho volutamente evitato di parlare dei decennali aiuti di stato alla fiat)

le fabbriche e l'occupazione del lodigiano

da “In 50 anni hanno chiuso cento fabbriche” (il giorno):

SONO 10.500, secondo una stima della Cgil, i posti di lavoro persi nel comparto chimico-tessile-energetico (oggi racchiuso nella sigla Filctem-Cgil) dal 1960 a oggi. E di 107 fabbriche attive all’epoca ne sono rimaste in vita 4, tutte in crisi. L’Avagolf (circa da 350 agli odierni 50 addetti) di San Colombano e Felisi (da 200 a 20) di Codogno (entrambe nel tessile), Lever Gibbs (da 1360 a 310 posti) di Casale (detergenza) e la Soc. Elettrochimica Solfuri (da 350 a 40 addetti) di Tavazzano (chimica).
Certo, non è tutto ciò che rimane nel territorio: oggi chimica (da sola conta oltre 3mila addetti), energia e tessile (entrambe con circa 500 addetti) impegnano ancora oltre 4mila lavoratori in 66 stabilimenti. Ma, quello che insieme alla meccanica è stato uno dei settori trainanti del territorio, ne esce molto ridimensionato.

SE NELL’AGRICOLTURA sono state le macchine a soppiantare i braccianti, un processo diverso ha interessato chimica-tessile-energia: «Con la globalizzazione il mondo del lavoro è passato in mano alla finanza — spiega Francesco Cisarri, segretario della Filctem-Cgil, a margine del convegno “C’era una volta” che ha preso vita ieri pomeriggio nella sede di Via Lodivecchio e che proseguirà, con altri interventi, stamattina —. Basta una lieve flessione nel puro guadagno e si chiude, gli operai che hanno prodotto quel reddito non contano. La Schering è un caso emblematico: non c’è crisi, l’impresa produce utili ma a livello mondiale si decide, sulla carta, di chiudere. In questo caso a intervenire deve essere la politica: l’84% del fatturato della Schering è pagato, con l’acquisto di farmaci, dal Servizio sanitario nazionale. Il Governo dovrebbe imporre che si produca qui, e non altrove, ciò che si acquista. Sul piano prettamente sindacale è invece fondamentale che si guardi con attenzione ai bisogni dei lavoratori di oggi, che sono gli stessi di quelli emersi nel Dopoguerra: dalle tutele essenziali sul lavoro all’urgenza di avere una casa. Bisogni che oggi toccano soprattutto gli extracomunitari come, nel Dopoguerra, riguardarono gli immigrati del sud. Il problema è che il grido d’allarme, sul piano politico come sindacale, non è mai all’unisono. Per questo serve un confronto».

La politica deve ragionare e agire soprattutto nel momento in cui ci sono dei soldi pubblici investiti per l’occupazione in aziende che poi a tendere chiuderanno per spostare la produzione in aree dove i costi sono inferiori.
Non in coercizione sulle aziende, ma nell’ottica della salvaguardia dei soldi investiti, in un arco temporale minimo.

occupazione – – #2

con riferimento a "occupazione--":

il dispiacere espresso nel post è che il peso politico del lodigiano è talmente lieve che sono passate settimane/mesi prima che si ottenesse una minima considerazione da parte delle istituzioni (provincia, regione, governo) nel parlare con le aziende e con le parti sociali.
penso che la politica non possa disinteressarsi di alcune zone…
dobbiamo farci sentire per contare politicamente
generalizzare gli imprenditori tra i cattivi o “i lavoratori hanno diritto al posto fisso a vita” non è certamente il mio pensiero

trovo che nelle medio-grandi realtà occupazionali citate, sia ragionevole sedersi attorno a un tavolo a parlare; è ovvio che ognuno poi faccia i suoi interessi, non sono certo io un esperto di concertazione sociale, ma penso che attorno a un tavolo a discutere sia spesso un’occasione di trovare soluzioni migliori e compromessi
decisioni unilaterali (leggi: io chiudo e buonanotte al secchio) o approcci buoni per tutte le occasioni (ammortizzatori sociali generalisti) mi sembrano estremi in mezzo al quale ci può essere una discussione fatta tra le parti in causa

occupazione – –

le più grandi realtà occupazionali di questa zona stanno scomparendo
come la politica, le istituzioni, la società, stanno reagendo a questo mutamento?
la mia percezione è che prevalgano, rispettivamente alle tre figure, incapacità, indifferenza, rassegnazione

Akzo Nobel, stavolta è finita [Fombio]

A casa tutti i 185 dipendenti

La notizia choc alla fine ha trovato conferma: lo stabilimento dell’Akzo Nobel a Fombio chiuderà. L’ufficializzazione è arrivata durante l’incontro di questa mattina in Assolodi tra le rappresentanze sindacali e i manager della multinazionale olandese, che hanno rivelato che la decisione di trasferire all’estero le produzioni del sito produttivo lodigiano risale ad almeno tre mesi fa. A rischio 185 posti di lavoro, i sindacati hanno ribadito anche nel corso dell’assemblea con i lavoratori che si è svolta a Fombio che verranno intraprese tutte le iniziative possibili per la difesa dei dipendenti Akzo


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Cessa l'occupazione radicale alla Commissione Parlamentare di Vigilanza

Radicali: anche grazie ai Presidenti del Parlamento cessa la nostra occupazione della sede della Vigilanza.

Grande passo verso l’ambizioso necessario obiettivo della legalità costituzionale.

Roma, 31 luglio 2008

In considerazione anche della quasi totale mancanza di apporto e partecipazione da parte degli operatori e del mondo del jure e del diritto a questa battaglia strenua della difesa della legalità costituzionale, diamo atto ai Presidenti del Senato Renato Schifani e della Camera Gianfranco Fini di avere comunque compiuto un passo sensibile nella direzione che riteniamo necessaria verso l’obiettivo del quale auspichiamo il raggiungimento.

I Presidenti delle camere infatti hanno intanto deciso sin d’ora di convocare la Commissione di Vigilanza finalizzandone il lavoro al compimento dell’atto dovuto: l’interruzione della flagranza omissiva di rispetto della Costituzione.

Tutto ciò considerato, abbiamo constatato che le ragioni e l’obiettivo per i quali abbiamo condotto la occupazione escono a questo punto seriamente rafforzati e, pur rammaricandoci che comprensibili valutazione di opportunità vengano ancora preferite alla tassatività obbligante dei dettati della Costituzione, ringraziamo fortemente le compagne e i compagni dell’intera Galassia Radicale per il persistere e il rafforzarsi della funzione storica del nostro movimento.

Naturalmente l’azione nonviolenta volta alla difesa e all’affermazione della Moratoria Universale della pena di morte e dei diritti e della vita di Tarek Aziz continua anche grazie ai confortanti risultati digià su questa battaglia acquisiti.

Marco Beltrandi, Rita Bernardini, Emma Bonino, Marco Cappato, Maria Antonietta Farina Coscioni, Matteo Mecacci, Marco Pannella, Marco Perduca, Maurizio Turco, Elisabetta Zamparutti

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