Autore: sbarrax

e anche Xmarks se ne va

E quindi un altro strumento del mio stack di produttività personale se ne va: Xmarks dal primo maggio non funzionerà più.
Mi sembra evidente che ci sia un disegno dietro questo smantellamento mirato di ogni strumento/servizio che utilizzo 🙂

Mi direte “ma chi li usa più i segnalibri dei browser” piuttosto che “ma non esiste solo Chrome ormai?” eppure
Il nuovo Firefox regala prestazioni esaltanti su desktop, e su iphone/ipad mi spiace ma uso Safari perché Handoff e integrazioni son lì che funzionano così bene che è sciocco non usarli.
Quindi ho un mese di tempo per trovare un’alternativa…

Xmarks update
On May 1, 2018, we will be shutting down Xmarks. After this date, your bookmarks should remain available in any previously accessed browser, but they will no longer sync and your account will be deactivated. You will also automatically receive a pro-rated refund of any balance remaining on your account.

At LastPass, we’ve staked our claim in password management, and providing our community with a high level of password security. After careful consideration and evaluation, we have decided to discontinue the Xmarks service so that we can continue to focus on offering the best possible password vaulting to our community.

On behalf of the entire LastPass and Xmarks team, we wanted to thank you for your support over the years. If you have any questions about your account or refund, please do not hesitate to reach out to https://lastpass.com/supportticket.php.


Correlati:

http://www.sbarrax.it/freelabs2/2017/01/18/xmarks/

http://www.sbarrax.it/freelabs2/2015/12/17/il-consolidamento-di-dropbox/

http://www.sbarrax.it/freelabs2/2015/12/17/farewell-to-mailbox/

 

 

 

Incontro DevOps Italia 2018

A questa conferenza ho incontrato presenze amiche del passato – specialmente i protagonisti dell’era dei LUG emiliani, come Simone Piunno e Mauro Tortonesi – e incrociato realtà nuove e interessanti per il futuro (…)

I talk – tra quelli che son riuscito a seguire – legati ai processi di business e alla loro trasformazione in ambito automazione e cloud, sono stati di ottimo piglio e qualità, mentre quelli con un tasso più tecnico più elevato sulla carta, si son dimostrati scarsi dal punto di vista della capacità di dare un valore aggiunto all’ascoltatore (cosa che succede sempre più spesso, specialmente in eventi come CodEmotion, dove l’aspettativa è potenzialmente alta ma alla fine dell’evento emerge il networking e la qualità degli speech affonda spesso inesorabilmente)

 

Eh ora nevica

Nei pochi chilometri che mi portano al treno quotidiano, imbottigliato in un traffico maldestro e pasticcione, vado a singhiozzo e penso, nelle soste gelide, a questo nevischio pallido, al cemento e all’asfalto, a dei gesti che visti da un osservatore esterno, molto esterno, diciamo uno che viene dal Borneo, per estremizzare, sembrano francamente avulsi dalla natura.

Che cosa è la natura? Non esiste più una natura, bensì esiste una propria natura, ognuno si è creato la propria versione, e poi qualcun altro ne usa definizioni per giustificare le proprie paure e le repulsioni, usando il termine “contro natura”.

Quindi credo tutto ciò sia folle e non nei termini di Mr. Robot che, si, ci prende quando ci fa notare le paranoie della schiavitu’ digitale alla quale ci siamo comodamente consegnati e arresi, bensì la costruzione di tutta questa società di cemento, grigia, dove terra e vegetazione spuntano clandestini in porzioni di pianeta soffocate. Stiamo facendo nascere e crescendo figli che hanno una concezione del mondo totalmente artificiale. Alleviamo animali in un bilancio del tutto insostenibile, per mangiarli in un surplus di calorie che non ci servono, perché in realtà il nostro obiettivo è essere comodi, farci arrivare pacchetti di cazzate inutili a casa, facendo viaggiare camion che bruciano merda di gasolio per niente di indispensabile.

Tutta follia di cui sono pienamente partecipe e complice anche io.

La cosa interessante è che, dato che “non possiamo cambiare una situazione più grossa di noi”, ci rassicuriamo, siamo tranquilli, e ci diamo dentro a consumare questa follia.

Riflettere sui problemi e ragionare per risolverli è un consumo di calorie non compatibile con questo mercato a cui attingiamo.

Ci siamo assopiti, e non al caldo di una coperta guardando la neve che scende.

E la neve – ormai farlocca in pianura padana – che qualche politicante negazionista (senza pudore proprio) utilizza per gonfiare un soufflé fragile di teorie sulla non esistenza del riscaldamento globale, ormai è un gadget da vendere a pochi consumatori di lusso delle vacanze bianche sulle Alpi o in Colorado.

Non ci sono complotti, c’è la realtà che noi viviamo, sono tutte cose osservabili quelle che scrivo. Anche se è più comodo vedere solo ciò che ci fa piacere.

Minestra di cavolfiore rivisitata

Prendendo spunto da questa ricetta

Con alcune modifiche però…

Dopo aver fatto cuocere un cavolo di medio taglio per un quarto d’ora

Scolo il cavolo recuperando l’acqua di cottura per cuocerci dentro gli spaghetti spezzati

Lascio interi i ciuffi piccoli, mentre quelli più grandi li frullo aggiungendo prezzemolo fresco e un soffritto di aglio e cipollotto preparato a parte

scaldo il cavolo frullato con i pezzi lasciati, aggiungo sale e acqua di cottura dagli spaghetti in cottura, in modo da raggiungere la giusta consistenza, cremosa ma non brodosa, altrimenti le bimbe storcerebbero il naso…

Valico Sant’Antonio

Esistono e resistono, nell’immaginario personale così come nella realtà, dei luoghi che superano la realtà stessa, la frenesia, la quotidianità, le cianfrusaglie mentali che confondono la nostra mente per gran parte delle giornate. Si contano sulle dita di una mano, tali luoghi.

Per me uno di questi è Valico Sant’Antonio, passaggio mistico tra Pellegrino Parmense e Salsomaggiore Terme, un’altitudine di 650 m s.l.m., poche case, antenne e ripetitori posti sulla montagna adiacente.
Modesti segnali di modernità soltanto accennati, in un panorama di isolamento, silenzio, di confine.
Una sorta di varco dimensionale, tra una pianura padana vista dall’alto e l’intimità di un pezzo di Appennino tosco-emiliano sinuoso, scarsamente abitato, poco glamour nonostante la quantità di affascinanti percorsi fatti di boschi, animali, persone con la faccia squadrata, cibo intenso e vino ruvido. Le strade delle automobili lì passano in continuazione da una provincia all’altra, Piacenza, Parma, Reggio… poco importa, i sapori, i colori, la parlata, son quelli, dai, e capisci che i confini son buoni solo per quel disciplinare snob del Parmigiano Reggiano (…).

Oggi i territori di pianura eran coperti da nuvole basse, dense, simili alla schiuma di un cappuccino ben fatto.
Là sotto ci sarebbe stato buio, pioggia fredda e sottile, sensazioni di un inverno mentale chiuso in se stesso.
Sul Valico no, eri nel sole tramontante, sopra alla bruma che avvolgeva il castello di Pellegrino Parmense, un edificio schivo e virile che si fa vedere solo da certe angolazioni.

Il silenzio sul Valico è Silenzio vero; se lo riprendi col telefonino sentirai solo il rumore di fondo del dispositivo; se non abbaia il cane della casetta bianca ricoperta da assi di legno scuro sul davanti, fai i conti solo col tuo respiro.

Mi sono chiesto più volte, in passato, cosa potesse significare trasferirsi in un posto del genere, abitarci.
La risposta non arriva mai perché il contesto in cui mi trovo a rispondere è sempre influenzato da una società che blinda a dei luoghi fisici e a delle pratiche abitudinarie, dato che è incapace di fare di meglio.
Qualcuno di mia conoscenza è riuscito a fare di un posto simile il posto dove vivere, quindi non è impossibile avvicinarsi al Silenzio che riempie, anche in chiave di vita quotidiana.

Valico Sant'Antonio

le difficoltà oggettive

Le difficoltà oggettive sono alquanto soggettive.

Cose che rimangono dentro.

Certe cose rimangono dentro.
Come il tuo vecchio indirizzo nelle banche dati.
Del tipo che sottoscrivi (accidenti a me) qualcosa al telefono, e l’indirizzo è giusto (ho la registrazione).
Poi però ti arriva la SIM nuova all’indirizzo di residenza del 2012.

Disservizi telco e sciacalli da pessima privatizzazione

Ieri un tecnico Fastweb, molto cafone e impertinente, è venuto a casa a cambiare il router vecchio e morto, con un nuovo (e incomprensibile) Fastgate, dopo circa 18 ore dalla prima segnalazione alla compagnia. Una volta messo in opera il bianco nuovo dispositivo, riemergono i problemi di linea Telecom, allorché a tale gestore viene aperta l’ennesima segnalazione. Verso metà pomeriggio la linea viene ripristinata. All’ora di cena arriva la telefonata di un Call center per conto di Tim/Telecom che brillantemente mi invita a passare alla Adsl di Tim perché – a loro dire –  i disservizi “sono tutti dovuti a Fastweb” (gosh).

Call center
Call center per conto di Tim/Telecom

Considerazioni:

  1. è abbastanza inaccettabile che Fastweb ci metta questi tempi per intervenire, con strumenti di segnalazione online che neanche funzionano (mi riferisco a app Myfastweb e pure al sito web, completata la compilazione della form, vanno sempre in errore).
  2. È inaccettabile che un tecnico Fastweb, che sia dipendente fastweb o di un agente autorizzato, si comporti da maleducato e arrogante a casa dei clienti.
  3. Le privatizzazioni all’italiana generano mostri: un gestore del cavo offre anche il servizio finale e approfitta delle segnalazioni di caduta linea per dare mandato a un’agenzia di fare terrorismo psicocommerciale sui clienti della concorrenza: è vomitevole.

Rizzo e Stalin

Il 27 ottobre Marco Rizzo affermava di condurre un partito comunista erede della tradizione di Marx, Lenin, Stalin.
Bottura gli chiede: anche Stalin?!?
Gli risponde: sì perché ha trasformato un paese fermo all’aratro alla parità atomica.

Gosh.

Ripristinate le strisce pedonali davanti alla stazione…

Di fatto un provvedimento inutile perchè i pendolari non hanno mai utilizzato il sottopasaggio ed hanno continuato ad attraversare nello stesso punto, in uscita dai giardini, aggirando la barrera di ferro e rischiando di essere investiti ogni volta. Insomma è sata la stessa gente, gioro dopo giorno, a bocciare la soluzione voluta dall’allora assessore.

Sorgente: Ripristinate le strisce pedonali davanti alla stazione | PiacenzaOnline

Ricapitoliamo: in uno dei punti nevralgici di una città di centomila abitanti, di cui una cospicua parte è di pendolari (per motivi di studio o di lavoro), cioè davanti alla stazione ferroviaria, un giorno istituiscono due sottopassaggi pedonali che collegano la stazione al resto della città, consentendo ai pedoni di evitare il pesante e nervoso traffico di chi va e viene dalla stazione, nonché di tutti quelli che attraversano la città da nord a sud.

Poi lasciano che tali sottopassaggi diventino dei letamai, e perdono le elezioni.

Infine arrivano i leghisti, salvatori del popolo, che vincono le elezioni e ripristinano le strisce pedonali al posto dei sottopassaggi.
E cosa scrive l’organetto voce del popolo tendente a destra? Che ha vinto “la gente”.
Chi cazzo è la gente?
Ma che cazzate sono?
Adesso la gente rischia di essere presa sotto e di certo non peggiora il già pesante congestionamento nelle ore di punta di quell’area.

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