Autore: sbarrax

Come un palcoscenico

Metro di Milano

al confine
border line

Se provi ad avvicinarti al fondo della banchina e a guardare le gallerie da vicino, ti apparirà evidente il distacco di luci come tra due mondi diversi

ai tuoi occhi il contrasto tra i due scenari ti apparirà come in un teatro, posizionandoti in platea sul bordo del palcoscenico per scorgere le quinte

tu sei in platea, la galleria le quinte, la carrozza è il palcoscenico dove va in scena il tuo viaggio

viaggio a volte freddo, altre bollente e maleodorante, quasi sempre in piedi, e qualche volta con emozionanti frenate che ti scaraventano addosso agli altri.

falsi amici (informatici) dell’inglese

Spesso chi lavora nell’informatica o in professioni contigue (social media marketing, commerciali IT, etc.) “spara” dei termini italiani che sono traduzioni “a orecchio” da una parola inglese il cui significato esatto non coincide proprio con quello immaginato… è una versione contemporanea dei cosiddetti “false friends” (di cui abbiamo qualche esempio qui, qui e qui)

i più eclatanti e frequenti che sento dire

  1. mandatorio – per obbligatorio
  2. confidente – per fiducioso
  3. severità – per gravità
  4. razionale – (… fondamento logico)
  • diciamo che i casi 1) e 2) sono parzialmente sbagliati, nel senso che sono solo delle traduzioni desuete ma formalmente corrette, infatti nella lingua corrente non mi verrebbe mai in mente di dire “sono confidente nella riuscita dell’operazione al ginocchio” oppure “per entrare in sala parto è mandatorio utilizzare gli appositi copriscarpe

  • il 3) è già un po’ più fuori strada, anche se severità e gravità possono essere al limite dei sinonimi, l’uso tipico delle due parole direi che sia abbastanza diverso

  • il caso 4) è comico… il termine inglese “rationale” si traduce “fondamento logico“, non si può tradurre “il razionale”, perché non esiste tale sostantivo in italiano con tale significato… nella lingua contemporanea, che maltratta l’italiano con un inglese mal conosciuto, emergono queste e altre storture.

 

cavalletta

 

 

Refactoring

Siccome mi capita di sentir parlare di “refactoring” o “rifattorizzare” a ogni dannata modifica, giova ricordare che la pratica in oggetto non riguarda la correzione degli errori di codice e/o di analisi, bensì è quella volta a ridurre debito tecnico…

In ingegneria del software, il refactoring (o code refactoring) è una “tecnica strutturata per modificare la struttura interna di porzioni di codice senza modificarne il comportamento esterno“,[1] applicata per migliorare alcune caratteristiche non funzionali del software quali la leggibilità, la manutenibilità, la riusabilità, l’estensibilità del codice nonché la riduzione della sua complessità, eventualmente attraverso l’introduzione a posteriori di design pattern.[2] Si tratta di un elemento importante delle principali metodologie emergenti di sviluppo del software (soprattutto object-oriented), per esempio delle metodologie agili, dell’extreme programming, e del test driven development.

Fulmini

Torino

Fulmini e ricordi

Era l’estate 1981 se non erro.
Quella del dramma del piccolo Alfredo caduto e morto in un pozzo a Vermicino, estate che rimane a lungo nella memoria, si attacca per emozioni, colori, ansie, drammaticità.

Spesso ero a cena da mia nonna, sul medesimo piano della palazzina a San Lazzaro, e concludevamo il pasto con l’anguria. Segnava la fine della serata con un tramonto che durava tanto, mi sembrava infinito.

A fine agosto si accorciava e subentravano le nubi, e i temporali, a volte (poche) erano violenti e spettacolari e incutevano timori, tanto che mettevamo le candele di San Biagio sulla finestra pregando la clemenza meteo.

Gesti e scaramanzia che scompaiono. Ma rimangono nella memoria insieme ai fulmini che coprivano enormi porzioni di cielo, e al rumore sordo e imponente dei tuoni.

Tornando a casa stasera ho visto gli stessi fulmini, larghi come tutto il cielo visibile.

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Dissenso Vietato

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Da questo post visto su LinkedIn riemerge prepotente
la visione di questa società votata al consenso
in cui critiche e dissenso sono viste come “seccature”

Sui social network non esiste il “dislike“, esistono varie gradazioni di consenso, al massimo esiste il dubbio.

Sul gigante dei social network poi ci sono delle reazioni che coinvolgono le emozioni negative, ma non esprimono mai in modo diretto un dissenso nei confronti del contenuto pubblicato.

Insomma, in questa visione della società, si può solo essere d’accordo, più o meno.

Chi si pone in atteggiamento critico è un “rompiballe“,
è uno che non lascia lavorare i “positivi”, perché chi “lavora”
è positivo e non ammette dissenso e critiche, non ha “tempo da perdere

La realtà poi ci mostra che questa tendenza porta a:

  1. assuefazione alla mancanza di una visione critica;
  2. conseguente creazione di menti attitudinalmente incapaci di vedere i problemi in anticipo;
  3. assenza di risultati concreti e positivi: infatti la mancanza di una visione critica  porta (vedi punto 2) a dei disastri inevitabili, non solo per l’entropia generale delle “cose del mondo“, ma soprattutto per la cronica mancanza di organizzazione  (mancanza che viene comodamente mascherata dai famigerati problemi di comunicazione e tana-libera-tutti).

Scagliarsi contro i social media non serve, bensì da essi si ha il punto di vista privilegiato sulla società che involve:

  • aziende che esaltano qualunque minimo passo come se fosse la scoperta del Bosone di Higgs, e poi nascondono nell’oblìo più totale e imbarazzato piccole sconfitte ed emorragie del personale;
  • politici de noantri che hanno sorpassato la dialettica degli sterili litigi con un “lasciateci lavorare” salvo poi lasciare tutto come è
    • un ponte crollato a Genova l’estate scorsa non solo non è stato ricostruito, ma i suoi monconi sono ancora lì;
    • l’evasione fiscale è ancora lì, viva e vegeta, grassa come parecchie manovre finanziarie;
    • mirabolanti evoluzioni del panorama fiscale sono solo escamotage;
  • il “capo del mondo“, ovvero il presidente della nazione che vuole essere la guida per tutte le altre, è un signore che prende in giro via Twitter altri politici e capi di stato, usando la stessa moderazione che potrebbe avere una mia figlia alla scuole elementari (temo anche meno)

Heinrich Heine

Comprimi ora il tuo cuore sul mio,
sicché le fiamme unite si consumino.

ComunicAzione

 

Da anni sento la storia dei problemi di comunicazione usata come tana-libera-tutti

“il problema di tutti i problemi”

che poi a dirtelo spesso trovi dei personaggi che hanno un linguaggio inadeguato e spesso insufficiente o inefficace, beh, ne è il corollario

per quanto ti sforzi di ripeterti che lavori per vivere e non vivi per lavorare, gran parte del tuo tempo, di cui sei sempre meno padrone, è perso in parole lette e scritte che poco serviranno nella tua vita

 

e ti accorgi che parli sempre meno e con meno qualità con chi fa realmente parte della tua vita (compagna/moglie/figli/genitori/amici)

 

e magari a farti riflettere su questa enorme perdita di parole utili è un buon libro letto sul treno, a riempire i viaggi di un insensato pendolarismo

 

 

L'America di Trump: cosa avevamo sbagliato - Trump's America: what did we get wrong? #ijf17
“L’America di Trump: cosa avevamo sbagliato – Trump’s America: what did we get wrong? #ijf17” – foto di International Journalism Festival

stazione

Come siamo piccoli

Il modello attuale di società ha sostituito il sano principio di collettività con una illusoria miscela di globalizzazione e “crescita” costante di un prodotto interno lordo che non ci rappresenta.
A livello di stati e a livello di economia privata assistiamo a quello che diplomaticamente definiremmo consolidamento.
 
Nella realtà è una sempre maggiore concentrazione di soldi e potere nelle mani di pochi
I grandi stati
Le grandi corporazioni
Tutto grande e grosso.
 
Ma l’essere umano è piccolo
Piccolo rispetto a un albero,
 a un elefante,
 al pianeta che sta distruggendo.
 
Si nega anche l’evidenza
fatta di alluvioni, uragani, precipitazioni e venti tropicali
in zone del mondo una volta definite dal clima temperato
Eppure niente
Scienziati autorevoli da anni stanno avvertendo dei rischi e della gravità di questa situazione
Ma niente
Come se nulla fosse.
 
Non ci sono attualmente assemblee straordinarie dell’ONU per mettere a punto un piano di emergenza… perché?
Forse il problema non esiste o ci sono pressioni perché venga ancora ignorato pubblicamente?
 
I principali attori di questo mondo globalizzato male sono Stati Uniti – comandati da un folle milionario che fa gli interessi di pochi come lui che detengono gran parte della ricchezza – e Cina, paese che ha saputo usare ingegneristicamente potere totalitario, capitalismo per pochi eletti, colonialismo sui generis e miraggio di un benessere all’occidentale.
Quindi direi che non abbiamo speranze, guardando a loro.
L’Europa è debole nella sua storia di conglomerato di diversità apparentemente inconciliabili
ed è sempre più indebolita dagli egoismi locali.
 
Egoismi ben rappresentati dai movimenti populisti ora anche al governo.
La convinzione di molti di avere nelle proprie mani un voto importanti contro i burocrati di Bruxelles sta nutrendo i burocrati locali che mandano avanti scaltri esibizionisti sfruttando la percezione distorta e aumentata che attraverso i social media arriva dritta dritta all’intestino dei popolani, proprio come i migliori probiotici spacciati da multinazionali del cibo.
 
I tanti vituperati giornalisti al soldo del potere sono scavalcati dalla pochezza di ministri che fanno propaganda continua su strumenti di massa di un ragazzo americano che ha capito come inculare il mondo.
E la pochezza del ragionamento populista ha come perimetro il solo confronto “con chi governava prima” come quando chiedi a un bambino.
 
E finisce citando a sproposito Rasoio di Occam e ritorno alla semplicità, quando ormai non c’è più nulla di semplice.
 
Perché la degenerazione è globale e non esiste più la risposta con la spada di Alberto da Giussano – suggestione buona trent’anni fa.
Non c’è più tempo per i discorsi da bar e le competizioni locali.
A me che ho più di quarant’anni potrebbe anche fregare poco.
Poi però guardo alle mie figlie e penso che non sia il mondo giusto da consegnare loro.
E non è il mondo favoloso della prossima colonizzazione di Marte
 o di Tesla (azienda)
 o della automazione totale
 che mi possano rendere fiducioso del futuro.
Il pianeta si sta ribellando e rivalendo.
 
Bisogna agire.
 
stazione 

Dall’Apocalisse di Giovanni

Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago.
Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo.
Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. (12, 7)

Federalismo da baciarsi i gomiti

Devo fare fisioterapia riabilitativa alle braccia dopo aver avuto i gomiti ingessati.
Sono in infortunio, quindi paga INAIL.

Se mi rivolgo al pubblico andiamo a tempi biblici,
se mi rivolgo a una struttura convenzionata a Piacenza mi dice “sei fuori regione, devi pagare“.
Da notare che all’ospedale di Lodi mi hanno detto e scritto che posso passare la terapia all’ospedale di Piacenza, sempre tutto a carico di INAIL.

INAIL è  su base nazionale, invece il servizio sanitario è regionale,
quindi per ottenere la stessa identica cosa e non pagare – non per furberia, ma perché INAIL è un’assicurazione che pago da quando lavoro – sono obbligato a fare fisioterapia nel pubblico
oppure
in strutture più distanti da dove risiedo,
dato che INAIL, a quanto mi hanno detto, non paga “direttamente” le strutture convenzionate,
bensì deve passare dal servizio sanitario…
Orsù ringraziamo il federalismo sanitario e fiscale fatto alla cazzo di cane, che non ha portato a maggiore efficienza dello stesso servizio – che continua a fare pena a livello organizzativo/gestionale – e in compenso ha portato burocrazia inutile e disagi, tipo dover pagare se sei un abitante sul confine di regione.

 

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