liberi cantieri di sbarrax
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Tre anni di ricerca, oltre quaranta case visitate, tenendo conto di lunghi periodi di lockdown, sono numeri da tour de force immobiliare.

Quantità ma non qualità, non solo nelle case, ma anche e soprattutto per ciò che riguardi gli intermediari.

Noi usiamo esclusivamente app e strumenti online per cercare gli annunci, ma la stragrande maggioranza di essi è intermediata da agenzie immobiliari.

Tali agenzie lavorano perlopiù in quantità e non in qualità, perché trattano il potenziale compratore come una seccatura: esso è sì colui che “tira fuori i soldi” ma è soprattutto un indeciso rompiscatole che vuole vedere case costringendo l’agente a viaggiare spesso a vuoto. Detta così, la prospettiva di un lavoro di intermediazione è molto arida, povera.

Noi stiamo cercando nel piacentino e quindi ignoro se in altre parti d’Italia ci siano tendenze diverse, ma qui la modalità di lavoro la vedo molto sbrigativa, povera di dettaglio e qualità nella fase pre-visita: quando il potenziale compratore guarda un annuncio è solo al 20% del suo percorso di apprendimento: tutto il resto – che rimane fuori – è percezione visiva diretta, di luminosità, spazi, accessibilità e collocazione nell’ambiente esterno; è logistica (come mi muovo? come si muoveranno i miei figli? alimentari? scuole? vie alternative in caso di incidenti sulla strada principale? ospedali, medici, ambulatori, stazione del treno?); è emozione (sì, emozione, siamo esseri umani).

Se per ogni casa venduta l’agenzia mandasse un “dossier casa” completo delle informazioni di cui sopra, sarebbe già un grande passo avanti, risparmierebbe visite inutili: se ho nr. x figli, mi interesserà una casa con n camere da letto e in un paese in cui sia facile raggiungere le scuole di base (almeno fino alle secondarie), dove per facile intendo la combinazione di distanza/strade buone/servizio scuolabus o pedibus… E invece no, tocca sempre fare un sacco di domande, dato che manco ti dicono l’indirizzo preciso (per la privacy) prima dell’incontro, insomma è veramente un approccio superficiale e “sprecone”, in piena filosofia italiana (“mi sbatto a livello intellettivo il meno possibile e poi come un mulo faccio un sacco di fatica per niente”).

Se oltre a un dossier del genere – mandato anche via pdf, non disboschiamo per carità – ci fosse anche la cura di presentare una casa pulita (quando disabitata, ovviamente), in ordine, con qualche “carezza” (come dice mia moglie), allora il potenziale compratore avrebbe sì un bel ricordo di quell’esperienza, capirebbe il valore aggiunto del lavoro di tale agenzia; e invece no, a volte tocca pure assistere alla presentazione della casa da parte dell’attuale proprietario, mentre l’agente si fa i fatti suoi al telefonino (che cosa imbarazzante).

Insisto nell’usare il termine “potenziale compratore” proprio perché il cliente vero e proprio dell’agenzia è in realtà chi vende la casa, non chi la vuole comprare… Questo assetto crea un forte squilibrio per quello che ho visto, all’agenzia interessa poco il fatto cosa tu stia cercando – a volte ti propongono di cercare altre case rispondenti ai tuoi criteri giusto per fare quelli “carini”, ma è evidente che non gliene frega niente, e raramente si fanno vivi per tale scopo – anche se in gran parte dei casi, se l’affare va in porto, anche il compratore dovrà pagare la provvigione (tale questione non l’ho ancora capita del tutto, devo ammetterlo).

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