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Chiarimento sulle regole

Amare Regole

che poi vai in giro tutti i giorni pensando alla vita quotidiana
e la famiglia
e il lavoro
e le idee
e poi pensi alla regole
che tutti i giorni rispetti perché sai che vanno rispettate

e poi però ti distrai e ti capita di pensare
che c’è chi le regole le riscrive in corsa, nonostante abbia palesemente sbagliato, e ha pure la faccia tosta di attaccare gli altri che gli contestano l’abuso di potere

dei Contrasti

E’ amaro a volte scontrarsi con delle persone care su cose che hanno solo apparentemente il pretesto di una discussione politica.

E’ amaro, perchè quando senti scivolare un ragionamento sul pregiudizio ti fa male, ti manca la terra sotto i piedi, pensi “no, non è possibile“.

Infatti non può essere possibile confondere i pregiudizi (leggi: diffidenza e intolleranza) e i problemi, all’alba del 2009, non si può più.

Identificare una categoria di persone come “il problema” è la più pericolosa e facile semplificazione in cui si possa cadere. Salvo poi toccare con mano, quando capita, che dentro a quel “recinto” – caspita – ci sono persone esattamente uguali a quelle fuori dal recinto, con i problemi, i difetti, le difficoltà e le virtù e, soprattutto, caratteri e culture diverse che li pongono ad affrontare la vita in modo diverso.

Voler parlare di immigrazione, di regole per ottenere il permesso di soggiorno, di basi per una convivenza civile di chi si sente padrone di casa e del cosidetto “ospite” (più o meno indesiderato), e sentire finire sempre con la solita liturgia del “dovrebbero starsene a casa loro” oppure “chiudiamo le frontiere e basta“, è un insulto all’intelligenza e soprattutto un voler semplificare una realtà che non ci può vedere padroni di casa col fucile in mano.

Concludere che gli immigrati extra-comunitari sono il cancro di questa società, che rappresentino impoverimento culturale, siano la criminalità, siano l’evasione fiscale, è un bel modo di far finta che gli italiani non abbiano per primi questi problemi. Gli italiani che da soli non sanno e probabilmente non hanno ancora manifestato la volontà sociale e politica di sconfiggere l’evasione fiscale – la richiesta standard al commercialista, da Aosta a Lampedusa, è “mi faccia pagare meno tasse possibili” e si sa quali siano i metodi – sono certamente di più, numericamente parlando, degli extra-comunitari che raggirano il fisco e l’inps. Qual è dunque il problema?

E’ il fatto che in Italia non vengano affrontati con sufficiente efficacia i problemi, o che siano arrivate persone diverse che “non piacciono”, a fare le stesse cose che facciamo noi italiani?

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