Categoria: italian blog

Fulmini

Torino

Fulmini e ricordi

Era l’estate 1981 se non erro.
Quella del dramma del piccolo Alfredo caduto e morto in un pozzo a Vermicino, estate che rimane a lungo nella memoria, si attacca per emozioni, colori, ansie, drammaticità.

Spesso ero a cena da mia nonna, sul medesimo piano della palazzina a San Lazzaro, e concludevamo il pasto con l’anguria. Segnava la fine della serata con un tramonto che durava tanto, mi sembrava infinito.

A fine agosto si accorciava e subentravano le nubi, e i temporali, a volte (poche) erano violenti e spettacolari e incutevano timori, tanto che mettevamo le candele di San Biagio sulla finestra pregando la clemenza meteo.

Gesti e scaramanzia che scompaiono. Ma rimangono nella memoria insieme ai fulmini che coprivano enormi porzioni di cielo, e al rumore sordo e imponente dei tuoni.

Tornando a casa stasera ho visto gli stessi fulmini, larghi come tutto il cielo visibile.

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Dissenso Vietato

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Da questo post visto su LinkedIn riemerge prepotente
la visione di questa società votata al consenso
in cui critiche e dissenso sono viste come “seccature”

Sui social network non esiste il “dislike“, esistono varie gradazioni di consenso, al massimo esiste il dubbio.

Sul gigante dei social network poi ci sono delle reazioni che coinvolgono le emozioni negative, ma non esprimono mai in modo diretto un dissenso nei confronti del contenuto pubblicato.

Insomma, in questa visione della società, si può solo essere d’accordo, più o meno.

Chi si pone in atteggiamento critico è un “rompiballe“,
è uno che non lascia lavorare i “positivi”, perché chi “lavora”
è positivo e non ammette dissenso e critiche, non ha “tempo da perdere

La realtà poi ci mostra che questa tendenza porta a:

  1. assuefazione alla mancanza di una visione critica;
  2. conseguente creazione di menti attitudinalmente incapaci di vedere i problemi in anticipo;
  3. assenza di risultati concreti e positivi: infatti la mancanza di una visione critica  porta (vedi punto 2) a dei disastri inevitabili, non solo per l’entropia generale delle “cose del mondo“, ma soprattutto per la cronica mancanza di organizzazione  (mancanza che viene comodamente mascherata dai famigerati problemi di comunicazione e tana-libera-tutti).

Scagliarsi contro i social media non serve, bensì da essi si ha il punto di vista privilegiato sulla società che involve:

  • aziende che esaltano qualunque minimo passo come se fosse la scoperta del Bosone di Higgs, e poi nascondono nell’oblìo più totale e imbarazzato piccole sconfitte ed emorragie del personale;
  • politici de noantri che hanno sorpassato la dialettica degli sterili litigi con un “lasciateci lavorare” salvo poi lasciare tutto come è
    • un ponte crollato a Genova l’estate scorsa non solo non è stato ricostruito, ma i suoi monconi sono ancora lì;
    • l’evasione fiscale è ancora lì, viva e vegeta, grassa come parecchie manovre finanziarie;
    • mirabolanti evoluzioni del panorama fiscale sono solo escamotage;
  • il “capo del mondo“, ovvero il presidente della nazione che vuole essere la guida per tutte le altre, è un signore che prende in giro via Twitter altri politici e capi di stato, usando la stessa moderazione che potrebbe avere una mia figlia alla scuole elementari (temo anche meno)

Heinrich Heine

Comprimi ora il tuo cuore sul mio,
sicché le fiamme unite si consumino.

ComunicAzione

 

Da anni sento la storia dei problemi di comunicazione usata come tana-libera-tutti

“il problema di tutti i problemi”

che poi a dirtelo spesso trovi dei personaggi che hanno un linguaggio inadeguato e spesso insufficiente o inefficace, beh, ne è il corollario

per quanto ti sforzi di ripeterti che lavori per vivere e non vivi per lavorare, gran parte del tuo tempo, di cui sei sempre meno padrone, è perso in parole lette e scritte che poco serviranno nella tua vita

 

e ti accorgi che parli sempre meno e con meno qualità con chi fa realmente parte della tua vita (compagna/moglie/figli/genitori/amici)

 

e magari a farti riflettere su questa enorme perdita di parole utili è un buon libro letto sul treno, a riempire i viaggi di un insensato pendolarismo

 

 

L'America di Trump: cosa avevamo sbagliato - Trump's America: what did we get wrong? #ijf17
“L’America di Trump: cosa avevamo sbagliato – Trump’s America: what did we get wrong? #ijf17” – foto di International Journalism Festival

stazione

Come siamo piccoli

Il modello attuale di società ha sostituito il sano principio di collettività con una illusoria miscela di globalizzazione e “crescita” costante di un prodotto interno lordo che non ci rappresenta.
A livello di stati e a livello di economia privata assistiamo a quello che diplomaticamente definiremmo consolidamento.
 
Nella realtà è una sempre maggiore concentrazione di soldi e potere nelle mani di pochi
I grandi stati
Le grandi corporazioni
Tutto grande e grosso.
 
Ma l’essere umano è piccolo
Piccolo rispetto a un albero,
 a un elefante,
 al pianeta che sta distruggendo.
 
Si nega anche l’evidenza
fatta di alluvioni, uragani, precipitazioni e venti tropicali
in zone del mondo una volta definite dal clima temperato
Eppure niente
Scienziati autorevoli da anni stanno avvertendo dei rischi e della gravità di questa situazione
Ma niente
Come se nulla fosse.
 
Non ci sono attualmente assemblee straordinarie dell’ONU per mettere a punto un piano di emergenza… perché?
Forse il problema non esiste o ci sono pressioni perché venga ancora ignorato pubblicamente?
 
I principali attori di questo mondo globalizzato male sono Stati Uniti – comandati da un folle milionario che fa gli interessi di pochi come lui che detengono gran parte della ricchezza – e Cina, paese che ha saputo usare ingegneristicamente potere totalitario, capitalismo per pochi eletti, colonialismo sui generis e miraggio di un benessere all’occidentale.
Quindi direi che non abbiamo speranze, guardando a loro.
L’Europa è debole nella sua storia di conglomerato di diversità apparentemente inconciliabili
ed è sempre più indebolita dagli egoismi locali.
 
Egoismi ben rappresentati dai movimenti populisti ora anche al governo.
La convinzione di molti di avere nelle proprie mani un voto importanti contro i burocrati di Bruxelles sta nutrendo i burocrati locali che mandano avanti scaltri esibizionisti sfruttando la percezione distorta e aumentata che attraverso i social media arriva dritta dritta all’intestino dei popolani, proprio come i migliori probiotici spacciati da multinazionali del cibo.
 
I tanti vituperati giornalisti al soldo del potere sono scavalcati dalla pochezza di ministri che fanno propaganda continua su strumenti di massa di un ragazzo americano che ha capito come inculare il mondo.
E la pochezza del ragionamento populista ha come perimetro il solo confronto “con chi governava prima” come quando chiedi a un bambino.
 
E finisce citando a sproposito Rasoio di Occam e ritorno alla semplicità, quando ormai non c’è più nulla di semplice.
 
Perché la degenerazione è globale e non esiste più la risposta con la spada di Alberto da Giussano – suggestione buona trent’anni fa.
Non c’è più tempo per i discorsi da bar e le competizioni locali.
A me che ho più di quarant’anni potrebbe anche fregare poco.
Poi però guardo alle mie figlie e penso che non sia il mondo giusto da consegnare loro.
E non è il mondo favoloso della prossima colonizzazione di Marte
 o di Tesla (azienda)
 o della automazione totale
 che mi possano rendere fiducioso del futuro.
Il pianeta si sta ribellando e rivalendo.
 
Bisogna agire.
 
stazione 

Dall’Apocalisse di Giovanni

Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago.
Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo.
Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. (12, 7)

Federalismo da baciarsi i gomiti

Devo fare fisioterapia riabilitativa alle braccia dopo aver avuto i gomiti ingessati.
Sono in infortunio, quindi paga INAIL.

Se mi rivolgo al pubblico andiamo a tempi biblici,
se mi rivolgo a una struttura convenzionata a Piacenza mi dice “sei fuori regione, devi pagare“.
Da notare che all’ospedale di Lodi mi hanno detto e scritto che posso passare la terapia all’ospedale di Piacenza, sempre tutto a carico di INAIL.

INAIL è  su base nazionale, invece il servizio sanitario è regionale,
quindi per ottenere la stessa identica cosa e non pagare – non per furberia, ma perché INAIL è un’assicurazione che pago da quando lavoro – sono obbligato a fare fisioterapia nel pubblico
oppure
in strutture più distanti da dove risiedo,
dato che INAIL, a quanto mi hanno detto, non paga “direttamente” le strutture convenzionate,
bensì deve passare dal servizio sanitario…
Orsù ringraziamo il federalismo sanitario e fiscale fatto alla cazzo di cane, che non ha portato a maggiore efficienza dello stesso servizio – che continua a fare pena a livello organizzativo/gestionale – e in compenso ha portato burocrazia inutile e disagi, tipo dover pagare se sei un abitante sul confine di regione.

 

e anche Xmarks se ne va

E quindi un altro strumento del mio stack di produttività personale se ne va: Xmarks dal primo maggio non funzionerà più.
Mi sembra evidente che ci sia un disegno dietro questo smantellamento mirato di ogni strumento/servizio che utilizzo 🙂

Mi direte “ma chi li usa più i segnalibri dei browser” piuttosto che “ma non esiste solo Chrome ormai?” eppure
Il nuovo Firefox regala prestazioni esaltanti su desktop, e su iphone/ipad mi spiace ma uso Safari perché Handoff e integrazioni son lì che funzionano così bene che è sciocco non usarli.
Quindi ho un mese di tempo per trovare un’alternativa…

Xmarks update
On May 1, 2018, we will be shutting down Xmarks. After this date, your bookmarks should remain available in any previously accessed browser, but they will no longer sync and your account will be deactivated. You will also automatically receive a pro-rated refund of any balance remaining on your account.

At LastPass, we’ve staked our claim in password management, and providing our community with a high level of password security. After careful consideration and evaluation, we have decided to discontinue the Xmarks service so that we can continue to focus on offering the best possible password vaulting to our community.

On behalf of the entire LastPass and Xmarks team, we wanted to thank you for your support over the years. If you have any questions about your account or refund, please do not hesitate to reach out to https://lastpass.com/supportticket.php.


Correlati:

http://www.sbarrax.it/freelabs2/2017/01/18/xmarks/

http://www.sbarrax.it/freelabs2/2015/12/17/il-consolidamento-di-dropbox/

http://www.sbarrax.it/freelabs2/2015/12/17/farewell-to-mailbox/

 

 

 

Incontro DevOps Italia 2018

A questa conferenza ho incontrato presenze amiche del passato – specialmente i protagonisti dell’era dei LUG emiliani, come Simone Piunno e Mauro Tortonesi – e incrociato realtà nuove e interessanti per il futuro (…)

I talk – tra quelli che son riuscito a seguire – legati ai processi di business e alla loro trasformazione in ambito automazione e cloud, sono stati di ottimo piglio e qualità, mentre quelli con un tasso più tecnico più elevato sulla carta, si son dimostrati scarsi dal punto di vista della capacità di dare un valore aggiunto all’ascoltatore (cosa che succede sempre più spesso, specialmente in eventi come CodEmotion, dove l’aspettativa è potenzialmente alta ma alla fine dell’evento emerge il networking e la qualità degli speech affonda spesso inesorabilmente)

 

Eh ora nevica

Nei pochi chilometri che mi portano al treno quotidiano, imbottigliato in un traffico maldestro e pasticcione, vado a singhiozzo e penso, nelle soste gelide, a questo nevischio pallido, al cemento e all’asfalto, a dei gesti che visti da un osservatore esterno, molto esterno, diciamo uno che viene dal Borneo, per estremizzare, sembrano francamente avulsi dalla natura.

Che cosa è la natura? Non esiste più una natura, bensì esiste una propria natura, ognuno si è creato la propria versione, e poi qualcun altro ne usa definizioni per giustificare le proprie paure e le repulsioni, usando il termine “contro natura”.

Quindi credo tutto ciò sia folle e non nei termini di Mr. Robot che, si, ci prende quando ci fa notare le paranoie della schiavitu’ digitale alla quale ci siamo comodamente consegnati e arresi, bensì la costruzione di tutta questa società di cemento, grigia, dove terra e vegetazione spuntano clandestini in porzioni di pianeta soffocate. Stiamo facendo nascere e crescendo figli che hanno una concezione del mondo totalmente artificiale. Alleviamo animali in un bilancio del tutto insostenibile, per mangiarli in un surplus di calorie che non ci servono, perché in realtà il nostro obiettivo è essere comodi, farci arrivare pacchetti di cazzate inutili a casa, facendo viaggiare camion che bruciano merda di gasolio per niente di indispensabile.

Tutta follia di cui sono pienamente partecipe e complice anche io.

La cosa interessante è che, dato che “non possiamo cambiare una situazione più grossa di noi”, ci rassicuriamo, siamo tranquilli, e ci diamo dentro a consumare questa follia.

Riflettere sui problemi e ragionare per risolverli è un consumo di calorie non compatibile con questo mercato a cui attingiamo.

Ci siamo assopiti, e non al caldo di una coperta guardando la neve che scende.

E la neve – ormai farlocca in pianura padana – che qualche politicante negazionista (senza pudore proprio) utilizza per gonfiare un soufflé fragile di teorie sulla non esistenza del riscaldamento globale, ormai è un gadget da vendere a pochi consumatori di lusso delle vacanze bianche sulle Alpi o in Colorado.

Non ci sono complotti, c’è la realtà che noi viviamo, sono tutte cose osservabili quelle che scrivo. Anche se è più comodo vedere solo ciò che ci fa piacere.

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