Federalismo da baciarsi i gomiti

Devo fare fisioterapia riabilitativa alle braccia dopo aver avuto i gomiti ingessati.
Sono in infortunio, quindi paga INAIL.

Se mi rivolgo al pubblico andiamo a tempi biblici,
se mi rivolgo a una struttura convenzionata a Piacenza mi dice “sei fuori regione, devi pagare“.
Da notare che all’ospedale di Lodi mi hanno detto e scritto che posso passare la terapia all’ospedale di Piacenza, sempre tutto a carico di INAIL.

INAIL è  su base nazionale, invece il servizio sanitario è regionale,
quindi per ottenere la stessa identica cosa e non pagare – non per furberia, ma perché INAIL è un’assicurazione che pago da quando lavoro – sono obbligato a fare fisioterapia nel pubblico
oppure
in strutture più distanti da dove risiedo,
dato che INAIL, a quanto mi hanno detto, non paga “direttamente” le strutture convenzionate,
bensì deve passare dal servizio sanitario…
Orsù ringraziamo il federalismo sanitario e fiscale fatto alla cazzo di cane, che non ha portato a maggiore efficienza dello stesso servizio – che continua a fare pena a livello organizzativo/gestionale – e in compenso ha portato burocrazia inutile e disagi, tipo dover pagare se sei un abitante sul confine di regione.

 

e anche Xmarks se ne va

E quindi un altro strumento del mio stack di produttività personale se ne va: Xmarks dal primo maggio non funzionerà più.
Mi sembra evidente che ci sia un disegno dietro questo smantellamento mirato di ogni strumento/servizio che utilizzo 🙂

Mi direte “ma chi li usa più i segnalibri dei browser” piuttosto che “ma non esiste solo Chrome ormai?” eppure
Il nuovo Firefox regala prestazioni esaltanti su desktop, e su iphone/ipad mi spiace ma uso Safari perché Handoff e integrazioni son lì che funzionano così bene che è sciocco non usarli.
Quindi ho un mese di tempo per trovare un’alternativa…

Xmarks update
On May 1, 2018, we will be shutting down Xmarks. After this date, your bookmarks should remain available in any previously accessed browser, but they will no longer sync and your account will be deactivated. You will also automatically receive a pro-rated refund of any balance remaining on your account.

At LastPass, we’ve staked our claim in password management, and providing our community with a high level of password security. After careful consideration and evaluation, we have decided to discontinue the Xmarks service so that we can continue to focus on offering the best possible password vaulting to our community.

On behalf of the entire LastPass and Xmarks team, we wanted to thank you for your support over the years. If you have any questions about your account or refund, please do not hesitate to reach out to https://lastpass.com/supportticket.php.


Correlati:

http://www.sbarrax.it/freelabs2/2017/01/18/xmarks/

http://www.sbarrax.it/freelabs2/2015/12/17/il-consolidamento-di-dropbox/

http://www.sbarrax.it/freelabs2/2015/12/17/farewell-to-mailbox/

 

 

 

Incontro DevOps Italia 2018

A questa conferenza ho incontrato presenze amiche del passato – specialmente i protagonisti dell’era dei LUG emiliani, come Simone Piunno e Mauro Tortonesi – e incrociato realtà nuove e interessanti per il futuro (…)

I talk – tra quelli che son riuscito a seguire – legati ai processi di business e alla loro trasformazione in ambito automazione e cloud, sono stati di ottimo piglio e qualità, mentre quelli con un tasso più tecnico più elevato sulla carta, si son dimostrati scarsi dal punto di vista della capacità di dare un valore aggiunto all’ascoltatore (cosa che succede sempre più spesso, specialmente in eventi come CodEmotion, dove l’aspettativa è potenzialmente alta ma alla fine dell’evento emerge il networking e la qualità degli speech affonda spesso inesorabilmente)

 

Eh ora nevica

Nei pochi chilometri che mi portano al treno quotidiano, imbottigliato in un traffico maldestro e pasticcione, vado a singhiozzo e penso, nelle soste gelide, a questo nevischio pallido, al cemento e all’asfalto, a dei gesti che visti da un osservatore esterno, molto esterno, diciamo uno che viene dal Borneo, per estremizzare, sembrano francamente avulsi dalla natura.

Che cosa è la natura? Non esiste più una natura, bensì esiste una propria natura, ognuno si è creato la propria versione, e poi qualcun altro ne usa definizioni per giustificare le proprie paure e le repulsioni, usando il termine “contro natura”.

Quindi credo tutto ciò sia folle e non nei termini di Mr. Robot che, si, ci prende quando ci fa notare le paranoie della schiavitu’ digitale alla quale ci siamo comodamente consegnati e arresi, bensì la costruzione di tutta questa società di cemento, grigia, dove terra e vegetazione spuntano clandestini in porzioni di pianeta soffocate. Stiamo facendo nascere e crescendo figli che hanno una concezione del mondo totalmente artificiale. Alleviamo animali in un bilancio del tutto insostenibile, per mangiarli in un surplus di calorie che non ci servono, perché in realtà il nostro obiettivo è essere comodi, farci arrivare pacchetti di cazzate inutili a casa, facendo viaggiare camion che bruciano merda di gasolio per niente di indispensabile.

Tutta follia di cui sono pienamente partecipe e complice anche io.

La cosa interessante è che, dato che “non possiamo cambiare una situazione più grossa di noi”, ci rassicuriamo, siamo tranquilli, e ci diamo dentro a consumare questa follia.

Riflettere sui problemi e ragionare per risolverli è un consumo di calorie non compatibile con questo mercato a cui attingiamo.

Ci siamo assopiti, e non al caldo di una coperta guardando la neve che scende.

E la neve – ormai farlocca in pianura padana – che qualche politicante negazionista (senza pudore proprio) utilizza per gonfiare un soufflé fragile di teorie sulla non esistenza del riscaldamento globale, ormai è un gadget da vendere a pochi consumatori di lusso delle vacanze bianche sulle Alpi o in Colorado.

Non ci sono complotti, c’è la realtà che noi viviamo, sono tutte cose osservabili quelle che scrivo. Anche se è più comodo vedere solo ciò che ci fa piacere.

Minestra di cavolfiore rivisitata

Prendendo spunto da questa ricetta

Con alcune modifiche però…

Dopo aver fatto cuocere un cavolo di medio taglio per un quarto d’ora

Scolo il cavolo recuperando l’acqua di cottura per cuocerci dentro gli spaghetti spezzati

Lascio interi i ciuffi piccoli, mentre quelli più grandi li frullo aggiungendo prezzemolo fresco e un soffritto di aglio e cipollotto preparato a parte

scaldo il cavolo frullato con i pezzi lasciati, aggiungo sale e acqua di cottura dagli spaghetti in cottura, in modo da raggiungere la giusta consistenza, cremosa ma non brodosa, altrimenti le bimbe storcerebbero il naso…

Valico Sant’Antonio

Esistono e resistono, nell’immaginario personale così come nella realtà, dei luoghi che superano la realtà stessa, la frenesia, la quotidianità, le cianfrusaglie mentali che confondono la nostra mente per gran parte delle giornate. Si contano sulle dita di una mano, tali luoghi.

Per me uno di questi è Valico Sant’Antonio, passaggio mistico tra Pellegrino Parmense e Salsomaggiore Terme, un’altitudine di 650 m s.l.m., poche case, antenne e ripetitori posti sulla montagna adiacente.
Modesti segnali di modernità soltanto accennati, in un panorama di isolamento, silenzio, di confine.
Una sorta di varco dimensionale, tra una pianura padana vista dall’alto e l’intimità di un pezzo di Appennino tosco-emiliano sinuoso, scarsamente abitato, poco glamour nonostante la quantità di affascinanti percorsi fatti di boschi, animali, persone con la faccia squadrata, cibo intenso e vino ruvido. Le strade delle automobili lì passano in continuazione da una provincia all’altra, Piacenza, Parma, Reggio… poco importa, i sapori, i colori, la parlata, son quelli, dai, e capisci che i confini son buoni solo per quel disciplinare snob del Parmigiano Reggiano (…).

Oggi i territori di pianura eran coperti da nuvole basse, dense, simili alla schiuma di un cappuccino ben fatto.
Là sotto ci sarebbe stato buio, pioggia fredda e sottile, sensazioni di un inverno mentale chiuso in se stesso.
Sul Valico no, eri nel sole tramontante, sopra alla bruma che avvolgeva il castello di Pellegrino Parmense, un edificio schivo e virile che si fa vedere solo da certe angolazioni.

Il silenzio sul Valico è Silenzio vero; se lo riprendi col telefonino sentirai solo il rumore di fondo del dispositivo; se non abbaia il cane della casetta bianca ricoperta da assi di legno scuro sul davanti, fai i conti solo col tuo respiro.

Mi sono chiesto più volte, in passato, cosa potesse significare trasferirsi in un posto del genere, abitarci.
La risposta non arriva mai perché il contesto in cui mi trovo a rispondere è sempre influenzato da una società che blinda a dei luoghi fisici e a delle pratiche abitudinarie, dato che è incapace di fare di meglio.
Qualcuno di mia conoscenza è riuscito a fare di un posto simile il posto dove vivere, quindi non è impossibile avvicinarsi al Silenzio che riempie, anche in chiave di vita quotidiana.

Valico Sant'Antonio