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Flessibilità in uscita

La flessibilità in uscita
Far saltare l’articolo 18, o “licenziare facile”…
Da qualunque parte la si guardi, penso che sia pericoloso affrontare un tema così complesso e delicato – Il Lavoro – con degli annunci spot che all’atto pratico destabilizzano soltanto.

“Libertà di licenziare per motivi economici” – come reciterebbe la lettera alla UE – è realmente uno strumento per dare maggiori possibilità ai datori di lavoro di “far uscire dall’azienda gli individui che non si sono inseriti nel meccanismo produttivo” o è la via per operare più facilmente grandi tagli?
Quali conseguenze sociali e ricadute economiche potrebbe avere una mossa del genere?

Lo squilibrio tra flessibilità in ingresso e in uscita sono enormi, e mostrano come sia zoppa la riforma Treu/Biagi fin qui attuata.
Imprese che mascherano il rapporto dipendente con contratti a tempo determinato, cocopro, e collaborazioni a partita iva, sfruttando il fatto che costi meno di un tempo indeterminato, cosa esattamente contraria alla logica: vuoi una cosa più comoda e flessibile per te? La paghi di più!

Sorriso amaro anche quando penso che tutti associno alla flessibilità in uscita solo la possibilità di licenziare… approccio quanto meno miope, visto che se io volessi ora cambiare ditta, dovrei rispettare da contratto 90 giorni di preavviso, e non è proprio una caratteristica di flessibilità far aspettare una ditta 3 mesi prima di potermi assumere.

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soldatini

ieri, complice il raffreddato e umidiccio stato di (non)salute, ho visto troppa televisione, rispetto ai miei standard
e vedere due ministri che fanno i razionali, quasi carini e quasi condivisibili, nella “tana del nemico” (si sa, le trasmissioni di raitre sono sinistre e antigovernative, nonostante siano i cittadini a pagarle <…>)
ti può fare quasi tenerezza, poi riattacchi il cervello quando il muco lascia accendere i neuroni, e ci rifletti su
su angelino alfano che ci ripete fino alla nausea che questa riforma della giustizia non è altro che una normalizzazione rispetto agli altri paesi europei
su mariastar gelmini che ci ripete fino alla nausea che non si tratta di tagli ma di riduzione degli sprechi (“riduzione che ha liberato risorse per …”)

per carità, ci sarà sicuramente del vero in quanto detto dai ministri, ma dal momento che in quasi sedici anni di governi berlusconiani di rivoluzioni liberali e grandi riforme, tanto è stato promesso e ben poco è stato fatto, sono alquanto scettico su quanto detto da questi diligenti e ragionanti soldatini

lavoro vs. lavoro

i partiti politici si indignano per la scelta della fiat di voler produrre la nuova monovolume in serbia e non a mirafiori

una certa fette di media ricalca le parole di marchionne e addebita queste scelte a una giusta rappresaglia nei confronti di un sindacato italiano che certo anacronistico (eufemismo) lo è

ci sono gli operai della fiat che si incazzano, si definiscono carne da macello (vedi link qui sotto)

c’è la possibilità che all’interno del pd, grazie a pietro ichino, si possa ragionare realmente su quello che è il mercato del lavoro oggi, certo non più fatto di posti fissi, ma di tanta difficoltà a uscire dal precariato, per chi esce da scuola o per chi esce dal mercato del lavoro magari a cinquant’anni

in mezzo a questa frattura, cosa offre la politica del governo italiano?

provincia e comune

Avevo letto con curiosità l’intento dei ministri Brunetta/Maroni di “riformare la province”…

Le province saranno riconvertite in enti di secondo livello, il presidente non si eleggerà ma questo ruolo sarà ricoperto dal sindaco del comune capoluogo e i consiglieri saranno gli altri primi cittadini dei comuni della zona.
“La provincia diventerà una sorta di aggregazione -ha concluso il ministro Brunetta- mentre rimarranno i Comuni e le Regioni”.

La Provincia non sparirà dal punto di vista formale, ma non avrà più un costo politico: ‘Rimarrà l’ente provincia ma non avrà più degli eletti’, ha chiarito Brunetta: ‘I consiglieri provinciali e presidente non saranno altro che i sindaci dei comuni nella provincia’. (…)

… ma poi, c’è qualcosa che stona, a mio parere, tra il perseguimento dell’efficienza – nel senso di risparmio economico – e questa idea “comoda” di azzeramento del costo politico, per non dover affrontare cambiamenti costituzionali: il fatto che non vi siano elezioni e compensi a presidenti/giunte/consigli provinciali è sì un risparmio, ma non è un azzeramento politico, anzi, carica il sindaco di un capoluogo di significati politici che francamente mi sembrano sproporzionati

non si parla di riequilibrio degli assetti politici, infatti, ma di “parlamentino dei sindaci” e trasformazione in “consorzi funzionali

ricapitolando, le competenze delle province rimarrebbero probabilmente invariate, tutto il personale dipendente rimane dove è, e il grande colpo di genio consiste nell’investire il sindaco del capoluogo a capetto di un parlamentino fasullo…

ma non sarebbe meglio ridefinire i ruoli delle province, oppure fare riforme costituzionali condivise tra maggioranza e opposizione per arrivare a un nuovo modello istituzionale, se  il problema dell’efficienza tanto sentito è veramente da identificare in queste vituperate province?

ovviamente non si sa ancora cosa metterà Maroni nel nuovo “codice delle autonomie”, ma leggo queste cose (sperando che le fonti trovate siano attendibili) e rimango ancora più perplesso:

Essendo un collegato alla finanziaria – ha spiegato Maroni – dovrà essere approvato prima di Natale. Porterò la proposta di legge per il pacchetto delle autonomie al fine di salvaguardare l’esistenza dei piccoli comuni al di sotto dei 5 mila abitanti con l’eliminazione della limitazione di due mandati per i sindaci. Inoltre nel pacchetto per le autonomie proporrò più chiare competenze per le province, le norme per le città metropolitane e le competenze per la polizia locale».

Quindi da un lato Brunetta predica l’eliminazione degli sprechi, e dall’altra Maroni ci tiene a salvaguardare i piccoli comuni?
bah

Da queste parti ci sono dei comuni tra i 1000 e i 3000 abitanti che sono veramente vicini tra loro (pochi chilometri), spesso ridotti più che altro a zone dormitorio dei comuni limitrofi più grandi, e francamente fanno sorgere a molti il dubbio sull’utilità dei comuni stessi; non sarebbe meglio analizzare quali e quanti comuni in Italia abbiano ancora un senso di fare istituzione a sè?

dei referendum


Carissimo Veltroni,

mentre annunci di voler indire dei referendum per abolire il Ddl Senato 1108 29.10.2008, non è che magari ti ricordi che c’è anche un referendum elettorale di cui nessuno più parla?

Carissimo Veltroni,

capisco che è politicamente vantaggioso cavalcare ora che è bella grossa, e ha pure i suoi sacrosanti motivi, l’onda del malcontento nei confronti della “riforma” della scuola, ma intanto che si sta per spendere le energie per una raccolta firme, non varrebbe la pena di prendere un po’ più sul serio quel proposito di dare il via alla fantomatica “stagione delle riforme”?

Con affetto…

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