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Dissenso Vietato

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Da questo post visto su LinkedIn riemerge prepotente
la visione di questa società votata al consenso
in cui critiche e dissenso sono viste come “seccature”

Sui social network non esiste il “dislike“, esistono varie gradazioni di consenso, al massimo esiste il dubbio.

Sul gigante dei social network poi ci sono delle reazioni che coinvolgono le emozioni negative, ma non esprimono mai in modo diretto un dissenso nei confronti del contenuto pubblicato.

Insomma, in questa visione della società, si può solo essere d’accordo, più o meno.

Chi si pone in atteggiamento critico è un “rompiballe“,
è uno che non lascia lavorare i “positivi”, perché chi “lavora”
è positivo e non ammette dissenso e critiche, non ha “tempo da perdere

La realtà poi ci mostra che questa tendenza porta a:

  1. assuefazione alla mancanza di una visione critica;
  2. conseguente creazione di menti attitudinalmente incapaci di vedere i problemi in anticipo;
  3. assenza di risultati concreti e positivi: infatti la mancanza di una visione critica  porta (vedi punto 2) a dei disastri inevitabili, non solo per l’entropia generale delle “cose del mondo“, ma soprattutto per la cronica mancanza di organizzazione  (mancanza che viene comodamente mascherata dai famigerati problemi di comunicazione e tana-libera-tutti).

Scagliarsi contro i social media non serve, bensì da essi si ha il punto di vista privilegiato sulla società che involve:

  • aziende che esaltano qualunque minimo passo come se fosse la scoperta del Bosone di Higgs, e poi nascondono nell’oblìo più totale e imbarazzato piccole sconfitte ed emorragie del personale;
  • politici de noantri che hanno sorpassato la dialettica degli sterili litigi con un “lasciateci lavorare” salvo poi lasciare tutto come è
    • un ponte crollato a Genova l’estate scorsa non solo non è stato ricostruito, ma i suoi monconi sono ancora lì;
    • l’evasione fiscale è ancora lì, viva e vegeta, grassa come parecchie manovre finanziarie;
    • mirabolanti evoluzioni del panorama fiscale sono solo escamotage;
  • il “capo del mondo“, ovvero il presidente della nazione che vuole essere la guida per tutte le altre, è un signore che prende in giro via Twitter altri politici e capi di stato, usando la stessa moderazione che potrebbe avere una mia figlia alla scuole elementari (temo anche meno)

Cloud Conference 2014

Uno speech può interessare per l’abilità del relatore di intrigare e/o tener vivo l’interesse della platea, piuttosto per il carattere innovativo degli argomenti trattati, o ancora perché – in caso di seminario – si prende un argomento e se ne implementa davanti a tutti un esempio, sia esso un’installazione o del codice di esempio.

Queste conferenze si muovono sul confine tra il product-placement e
la descrizione sommaria di un argomento caro agli organizzatori (magari al limite dell’off-topic).

Mi sarebbe piaciuta una conference in cui gli sviluppatori venissero immersi in case studies concreti
di utilizzo del cloud computing, non in presentazioni che sono marginali a esso

Ditemi voi infatti, se un tool per la creazione di API REST, piuttosto che un tool di ricerca basato su Lucene, o ancora come Spotify utilizzi Cassandra per gestire le playlist,
non siano argomenti affrontabili in ambito non-cloud…

Ironia della sorte proprio il ragazzo di Spotify ha ammesso che la loro applicazione non fa uso di cloud,
se non per lo storage della musica (che è su S3)… 😀

Indico la lista degli interventi che ho seguito con in corsivo un mini-commento:

1) Porcia –  Amazon Web Services

  • Istanze spot, costi
  • Kinesis, nuovo servizio real time processing
  • Panoramica C. I. & C. D.

intervento un po’ troppo commerciale, molto orizzontale, poco tecnico, dava un’infarinatura utile se non si conosce il panorama AWS

2) David Pilato –  elasticsearch

  • caratteristiche di elasticsearch
  • prodotto Kibana: interfaccia grafica in angularjs verso elasticsearch con notevoli potenzialità


Un simpatico product placement in ‘french english’, alla mia domanda (fatta via live.cloudconf.it) perché uno dovrebbe scegliere elasticsearch al posto di solr in effetti ha detto “sono equivalenti”…

3) Zimuel – Zend Technologies

  • REST caratteristiche generali
  • Apigility – suo software open source (fatto in Zend Framework 2) che permette di mettere in piedi una API REST con delle buone caratteristiche attraverso un’interfaccia web

Lo Zimuel di sempre, asciutto e pragmatico con qualche battuta ironica su java per rompere il ghiaccio, illustra il suo tool ZF2-based che mi è sembrato un buon software, così, di primo acchito

4) Mittica – Corley

  • Aws Iam
  • S3
  • DynamoDb
  • federated app
  • AngularJS sample
  • Interessante possibilità di taglio sia verticale sia orizzontale nei ruoli (iam)

una presentazione breve, molto pratica (e molto da “frontendisti”)

5) Antonello Pasella – freelance

esempi di Real time applications con angularjs, ma senza mostrare codice

Più uno show che altro, poi è saltato il telone e si è spento il proiettore… gosh

6) Simone Bordet – Intalio

  • CometD – loro suite opensource per utilizzare websocket&asyncIo
  • brevissima descrizione di Websocket

Bel prodotto e presentazione tecnica molto ben fatta

 

7) Jimmy Mårdell – Spotify

  • Version control for playlist
  • Cassandra – descrizione rapida delle caratteristiche
  • come spotify ha utilizzato Cassandra per la gestione delle playlist


Svedese, ex-lead developer di Cassandra, ora il manager dei developer playlist: bravissimo, velocissimo, una presentazione ottima


8) Salvatore Sanfilippo – autore/sviluppatore di Redis

  • Redis Cluster – Meccanismi di replica e Failover, raft, paxos

molto bravo, l’autore di Redis, però il carattere della presentazione era molto da database engineer


Solo gli interventi 1, 4 e 6 erano strettamente associabili all’argomento Cloud Computing,
già questo è indicativo di un qualcosa che dovrebbe essere migliorato, secondo me.

L’anti-leader

Civati non è uno pseudo-leader ma un semplice punto di riferimento di una galassia delusa, sconfortata e alla ricerca d’identità.
Quando sei alla ricerca di un’identità è facile seguire le orme di un leader forte, di uno che ti dice cosa fare.
Siamo maestri in questo.
Civati invece ci propone di aderire ad un progetto progressista e dargli forma con la discussione e la partecipazione politica.
E’ facile per i fan del leaderismo carismatico accusarlo di essere un coniglio.
Io credo invece che, per continuare a tenere la barra di dritta senza gridare ed ascoltando tutti ci voglia un sacco di coraggio.
Un coraggio da leoni. Il coraggio di una forza tranquilla, come recitava lo slogan di una campagna elettorale di Mitterand qualche anno fa.

via Civati: l’anti-leader – Il Fatto Quotidiano.

Questo pezzo sintetizza un po’ ciò che mi piace di Civati e che, nonostante non abbia una tessera di partito, mi porta a pensare che un futuro di costruzione e di responsabilizzazione passa da politici come questi.

Lo so che ci sono i “sai che gli italiani votano con la pancia e non col cervello“, e può anche essere che fra un po’ la pancia sarà talmente vuota che voteranno coi forconi, chissà.
Fermarsi un attimo prima, c’è il voto col cervello.

Così, giusto per ricordarlo. (Cit.)

La mancanza di responsabilità e di responsabilizzazione è il nostro male cronico,
la cura però esiste.

il caricamento pigro

Ricordo dei blog di personaggi curiosi, ex-colleghi, che scrivevano due righe anche solo per dire di aver trovato la mirabolante patch per la vulnerabilità xyz di microsoft sql server
o che il tal servizio quando si impianta si può riavviare solo andando nel registry di windows, magari compiendo due giravolte, alluci incrociati e una danza della pioggia
personaggi, per capire, che sul proprio pc personale hanno solo gli utenti admin e sysadmin (leggi: stare male)

e io che non avevo mai dato peso a queste cose, riguardando la densità di novità, competenze e ragionamenti sull’esperienza di questi ultimi mesi, i primi nel nuovo posto di lavoro, ho riflettuto sulla commistione tra interesse puramente tecnico e valore alto del quadro finale, e mi son detto, ci scrivo sopra

scrivo per esempio che l’utilizzo di Zend Framework non è la panacea e non è una scelta a costo zero, in termini umani e tecnologici, ma ripaga in termini di robustezza e di completezza di un impianto, magari non documentato al 100%, è dotato di ciò che serve per scrivere un’applicazione web solida

ho visto, sia ora che in passato, colleghi ed ex-colleghi formatisi in ambienti ms-visual studio, che hanno faticato a capire come fare un’applicazione web, senza un intermediario che nascondesse, con l’apparente comodità di un ambiente integrato, i veri meccanismi che fanno funzionare l’applicazione, il protocollo, la sessione (che dal punto di vista reale non esiste, ma è un ponte costruito con due arcate facilmente scostabili), l’interazione con database e file system, etc.

viene un parallelo con sistemisti di provenienza ms e unix, i secondi abituati a risolvere problemi e trovare soluzioni partendo dalla conoscenza, i primi da nozioni (chiamate poi skills e condensate in buffe formule da biglietto da visita)

questa differenza di approccio è evidente, è molto di più di un semplice pregiudizio,
è una cartina al tornasole di come questi background diversi formino in modo indelebile il modo di porsi nei confronti di un problema
laddove sei abituato prima a studiare, a conoscere (anche intimamente), ad avere un metodo, la soluzione arriva come frutto di ragionamento prima e sperimentazione poi
dall’altra, ho riscontrato la superficialità del “datemi quell’oggetto che fa quella cosa“, ovvero il non-metodo, la scorciatoia che ti permette di non ragionare troppo su quello che stai facendo ma di produrre, quasi sempre di grandi copia&incolla, un pezzo di software in cui il tuo valore aggiunto non c’è, e la prossima volta sarà lo stesso vacuo processo di sterile trasferimento di byte in cui il cervello di scrive non si è impegnato poi tanto

le librerie, i framework, gli ambienti integrati, tutto ciò che rende il lavoro più rapido e produttivo, non sono il male, anzi
la vera differenza è l’approccio di chi li usa: ti interessa sapere quello che stai facendo, apprendere qualcosa, essere portatore sano di ragionamenti e competenze?

detto questo, il vero turning point dell’esperienza fatta finora è stato lo studio e la personalizzazione del lazy-load dei moduli di una Zend Application, a partire da questo articolo di Stephen Roades

il problema fondamentale di un’applicazione fatta con Zend Framework 1.x è che i moduli sono una mera suddivisione funzionale del codice, sono risorse di norma sempre incluse a ogni esecuzione
il goal è quello di caricare on-demand solo i moduli che servono
ciò è ottenuto intervenendo nella catena del dispatch dell’applicazione Zend, analizzando la URL richiesta su quale route custom venga mappata e leggendo file ini di configurazione (per modulo e/o centralizzato), costruendo di fatto un’associazione request=>modulo da caricare
attraverso la configurazione è possibile specificare dipendenze tra moduli (o fisse, in modo da avere uno o più moduli sempre caricati), in modo da caricare altri moduli che servono al modulo caricato on-demand

studiare, capire, analizzare, modificare questo processo mi ha aiutato non solo a metabolizzare l’architettura di una zend application nel suo interno – imparando la gerarchia tra le varie risorse del framework, quali vengono caricate e dove – ma anche ad apprezzare i vincoli interni posti come framework, in virtù del fatto che un impianto solido che non dia sorprese amare, deve essere strutturato e usato con certe regole

regole e condizioni da assimilare come competenza organica, a cui non sopperirebbe la presenza di un ipotetico IDE completissimo: anche sviluppando in Java, con Eclipse o Netbeans, abbiamo a disposizione visual designer, autocompletamento, wizard anche potenti di terze parti, ma ciò non ti esime dal dover sapere la gerarchia delle classi, come esse si usino, quali siano “i mattoni giusti” da usare e per quale motivo siano meglio di altri
dico ciò perché mi fa sorridere (o a volte sbadigliare con disgusto) quando sento le solite lamentele di chi vorrebbe un simil-visualStudio per sviluppare in php con zend
non capisce che non è lo strumento a fare il programmatore
o forse proprio perché lo capisce, vuole quella roba, cosciente della propria pigrizia e/o delle proprie lacune

come al solito l’approccio giusto ha pagato per come mi ha fatto conoscere ZF 1.x, ora sto cominciando a guardare Zend Framework 2, anche se non è ancora uscito ufficialmente (è in RC2), che tratta i moduli finalmente come tali, oltre a un utilizzo totale dei namespaces, e altre caratteristiche che sto via via scoprendo

FM on smartphones

oggi per coprire il buco FM che si ha in metro ho usato tuneIn
ma solo per coprire quel buco, visto che la tuneIn salta abbastanza se mi metto a usare altre app che fanno traffico (tipo foursquare, nel mio caso)

mi spiace per tutto quelli che pensano che la radio FM sia una funzionalità antica, obsoleta, deprecata
io penso che se si può diversificare l’utilizzo di mezzi trasmissivi già presenti e funzionanti, si risparmia in utilizzo della banda, altro che balle

crac

Qui dice:

(…) la vittoria di Pisapia a Milano non è il successo di una visione alternativa, di una nuova classe dirigente, di un’idea diversa di società moderna e rivolta al futuro (o anche solo al presente).

La sconfitta è certamente di Berlusconi, ma il dato interessante e specifico di Milano è un altro: la rivincita dello “spirito della Statale” (parole di Gad Lerner), del Movimento studentesco, dei rottamatori di 40 anni fa oggi diventati borghesia perbene (e nel frattempo sessantenni o anche di più).
(…)

 
 
Cioè, per l’ambito milanese, sembra sciogliere un po’ le speranze che io espressi qui.

 In realtà non c’entra.

 
 
Ha più la natura di una sensazione che di un’analisi. La sensazione basata sui simboli, i front-men, quelli che salgono sui palchi e quelli che raccolgono il consenso nelle piazze e in televisione.

Può anche aver ragione, ma dal momento che questa tornata elettorale ha mostrato la sconfitta berlusconiana in tutta Italia, quella su Milano può secondo me essere ascritta più nelle suggestioni che nelle valutazioni, un po’ come l’insieme di suggestioni criticate di Gramellini, quindi.

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